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 Narrative and poetry gallery - Comyr's coronation feast

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Pusu92

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PostSubject: Re: Narrative and poetry gallery - Comyr's coronation feast   Sun May 04 2014, 03:58


                    Il peccato di corte

                    Silente, prudente e eppur incerto il passo
                    di chi muovendosi tra le deserte sale,
                    sa di esser destinato al vivere perenne
                    in un futuro avvolto da fiamme ardenti
                    di chi del peccato con mera ingordigia
                    si ciba dell'egoismo dei propri sensi.

                    Esso famelico ed inarrestabile
                    ogni sera divora con avidità
                    i desideri, le passioni ed i sogni,
                    che mai alcun pudico intelletto
                    potrà udirne i vizzi o svelarne indenne
                    i misteriosi versi.

                    Come ladri di sogni nascosti nell'ombra
                    muovono sinuosi i corpi umidi ed eccitati
                    sui quali placida si adagia con mera armonia
                    la luce candida della delicata luna.
                    La quale con riservato rispetto
                    ne ode i soffocati gemiti di passione.

                    Si consumano nel breve scorrere del tempo
                    come in una minuscola clessidra dorata
                    le fiamme dell'inferno sulla nuda terra.
                    Ciò che prima assopiva la ragione
                    ora si riveste di bugiarda indifferenza
                    che con fare signorile ne indossa i monili

                    della finta e beffarda indolenza.


                    Autore: Emanuele_corleone




                    The sin of court

                    Dumbledore, yet cautious and uncertain pace
                    of those moving between the deserted halls,
                    knows himself destined to live perennial
                    in a future surrounded by burning flames
                    of those who sin by mere greed
                    feeds the selfishness of their senses.

                    It hungry and unstoppable
                    greedily devours every night
                    the desires, passions and dreams,
                    that never any modest intellect
                    can audibly or reveal the withered free
                    the mysterious ways.

                    How thieves of dreams hidden in the shadows
                    move sinuous bodies wet and excited
                    on which lies the peaceful harmony with mere
                    the white light of the delicate moon.
                    Which compared with reserved
                    I heard the muffled moans of passion.

                    They are consumed in a short passage of time
                    like a tiny golden hourglass
                    the fires of hell on the bare ground.
                    What I dozed off before the reason
                    now plays a liar of indifference
                    with which to do it wearing elegant jewelry

                    the fake and mocking indolence.


                    By: Emanuele_corleone
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Pusu92

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PostSubject: Re: Narrative and poetry gallery - Comyr's coronation feast   Sun May 04 2014, 04:00

            CABRINO FONDULO INTRALLAZZATORE




- Prologo -

autore: Gualtiero Smurì de Martini detto il Torceumane

Cabrino Fondulo era appena tornato da una battuta di caccia di cinghiale.
La pioggia e il vento si erano messi in coalizione ad impedire che la passeggiata fosse piacevole, fino alla cattura delle prede, e al successivo rientro in tenuta.

I miliziani del gruppo Folgori Cremasche erano tornati prima dalla loro caserma di addestramento, e si stavano già organizzando per la rotazione di guardia al maniero del signore.
Fra di essi erano rimasti fino al tramonto anche due lontani assistenti ed amici di Cabrino dai tempi delle scorribande marine, abili quasi quanto lui all'adattamento e alla spietata versatilità.
Avevano saputo percorrere le lingue di mare intorno al golfo ispanico, senza mai essere agganciati e rintuzzati da grosse galee di difesa, e poi erano riusciti a circumnavigare la Sicilia per provare a scoprire terre ben più insidiose.
Fino agli primi dieci anni del secolo, non temendo la nera sciabola nemica, erano riusciti ad esplorare i bordi del lontano confine orientale degli infedeli, spesso confondendosi coi mercanti genovesi e veneziani nei vari approdi commerciali.

Proprio per le miste variegate esperienze linguistiche ed etniche vissute in quei lunghi anni, Cabrino aveva acquisito una padronanza, già di suo innata, nel gestire il rapporto col potere, nel sapersi indirizzare verso le spade più abili per sopraffare i nemici, sapendo anche scegliere gli avversari di lui più deboli.
Ne aveva ricavato lustro, danaro, protezione dei potenti e amicizie in alto loco.
Si diceva in giro che fosse riuscito ad arrivare ad essere stimato amico del pontefice massimo.

I fatti ne davano prova ogni volta maggiore.
La compagnia da lui fondata, dopo anni di scorribande, era rinomata per azioni di difesa del territorio, per il sostegno ad eventuali assedi, o per lo svolgimento di missioni speciali che richiedevano insieme massimo riserbo e assoluta discrezione.

Grazie alle sue losche amicizie, era riuscito in quel periodo ad abbattere la potenza della famiglia Cavalcabò, ottenendo, in cambio delle sue infide aspettative, larghissime fette di terra e ulteriore protezione.
Infine, schiacciando la pretesa di altri contendenti, proprio con il sostegno dei vescovi succedutesi alla diocesi milanese, riunì attorno a sè un nugolo di soldati, con relative cortigiane, un gruppo di bottegai al suo diretto servizio, qualche artista e architetto di fame che erigesse un grande castrum dotato di ferrea organizzazione, e un blasone di un certo rilievo.
Divenne così Cabrino Fondulo, signore di Cremona.

Quel giorno di dicembre un messo si era inoltrato presso il ponte girevole, osando sfidare le intemperie, e le risate dei miliziani. Il suo vessillo recava le insegne imperiali non sufficienti a rassicurare le guardie più scafate.
Il rotolo fu fatto lasciare davanti al drappello di uomini armati che avrebbe verificato l'innocuità del plico.

Poi il messaggio fu direttamente recapitato al conte.

[rp]Al signore e conte di Cremona
Cabrino Fondulo.

LA visita dell'imperatore Sigismondo, prevista per i primi giorni del decimo mese dell'anno mille et quattrocento tredici, è stata spostata di qualche giorno.
Preghiamo la signoria di predisporre opportuna protezione lungo il cammino dell'intero contado a partire dal ricevimento stesso della missiva.
Trattandosi di visita di carattere privato non sono richieste e non sono consigliati eventi e manifestazioni di accoglienza ufficiale che segnalino e diffondano la notizia.
L'esercito imperiale, già dotato di cospicue forze e sempre all'erta in spostamenti così repentini fuori dall'ufficialità, necessita comunque di ampie rassicurazioni riguardo le condizioni generali di sicurezza del territorio amico.

Sicuro di ricevere ampia ospitalità con tutta la corte imperiale al seguito,
cordialmente

L'ambasciatore imperiale a Milano
in firma e sigillo[/rp]







- Ombre furtive -

autore: Betelgeuse



Era seduto placidamente sulla sua “comoditas” il Conte e sorseggiava nel mentre acquavite.

Si era posizionato con la sua "seggiola di lusso " vicino al grande cammino del Maniero. Per chi sopraggiungesse in quel momento sembrava, a colpo d’occhio, che il cammino fagocitasse il Conte con tutto l’armentario.

I suoi occhi guardavano nel vuoto ma vedevano magnificenze e riconoscimenti che adornavano il nome di “Cabrino Fondulo”.

Tra non molto, seccndo l’ultima missiva dell'Ambasciatore, l’Imperatore sarebbe stato suo illustre ospite e, a ben sentire Ugolino, anche il Papa sarebbe sopraggiunto a breve.

Giovanni XXIII , premeva per un incontro con l'Imperatore in carica al fine di definire la sua posizione, alquanto ambigua, in Europa. Era sconcertato perché molti Stati tra cui la Francia e l’Inghilterra non lo riconoscevano come Papa, definendolo in modo sprezzante ANTIPAPA.

Immerso come era nei propri pensieri sobbalzò quando una mano furtiva lo scosse leggermente sulla spalla destra. Un ombra si piegò su di lui per sussurrargli in un orecchio quanto di più “innominabile”.

Dopodichè l’ombra furtivamente le porse tra le sue mani un plico. E svanì come inghiottita dal nulla.

Cabrino aprì il plico, srotolò la striscia di pergamena e ne lesse con mani tremanti il contenuto.


[rp]Fonti sicure mi riferiscono che tra 10 giorni voi accoglierete nel vostro maniero Sigismondo.
Vi ordino di eliminarlo fisicamente.
Sò con certezza che conoscete a quale pena va incontro il renitente.

[/rp]

La scritta non recava nè firma nè sigillo, ma il Conte conosceva bene la provenienza, tra l'altro, sussurratagli dal furtivo messo.

Cabrino come di uso nella congrega a cui faceva parte, diede fuoco al plico e alla striscia di pergamena.

Ora i suoi occhi erano sbarrati nel vuoto.








- L'uomo dal cappello piumato -

autore: Arturo Alfavilla detto lo_enigmista



Passata circa una semana, ecco che il cielo si era schiarito, portando un leggero vento gelido dal nord.
Dal colle che scendeva poi rapidamente sulla pianura Padana, si potevano vedere le lunghe carovane che giungevano dalle strade pietrose e poco regolari che si legavano alle montagne alpine, e si perdevano nel vuoto dell'incertezza.

Una schiera d cavalieri allineati in ordine con bardature di difficile distinzione, si erano preparati a percorrere veloce il tragitto fino al loro maniero.
Le due file di cavalli erano faticosamente seguiti da altri uomini disposti su due grandi carri portati ciascuno da due grossi arabi. Sopra il carro un aggeggio complesso e assolutamente nuovo sembrava essere stato montato allo scopo di intimidire qualsiasi possibile imboscata.

Dopo iugeri la cavallerie si biforcava in quattro linee in mezzo alle quali c'era l'unico cavallo bianco, con un uomo con cappello piumato, anche lui bianco com eil sudario bianco, e una croce rossa sullo scudo, che avrebbe fatto inorridire il papa, per la sua blasfemia.
Era Sigismondo in persona che era giunto alla residenza di Fondulo.

Nell'ora del pranzo, come ben valutato dagli aruspici, la schiera immensa di protettori era giunta sotto il portale, per chiedere totale accoglienza.

Sigismondo sapeva di essere ben voluto dal Fondulo.
SI abbracciarono come compagni di avventure infiniti.
Poi l'imperatore fu accolto nella sala delle aquile, ove più di venti paggi servivano carni appena infilzate e messe al braciere. C'era vino Falerio, e acque che piuzzicavano la gola, e fichi secchi del meridione, e verze di campo, con mandorle, miele, pomi verdi, zuccheri di canne, olive di ogni provenienza, e altre amenità.


"Fondulo sei grande!"

"Sigismondo, come vanno le cose nella Alemagna? Isabella è ancora da voi?"

"ISabella? Non è mai stata da me. SI trattava di pruriti aleatori!"

"Ah!"

Quella sera due sicari di Fondulo avrebbero dovuto stringere amicizia col grande imperator.
In attesa del papa.








- Un bacino per il Papa -

autore: Arturo Alfavilla detto lo_enigmista



Due giorni dopo arrivò il papa in prima persona, accompagnato da paggetti e una schiera meno nutrita di miliziani.
Si accomodò nelle stanze del piano superiore, vicino quelle di Sigismondo in persona. Dopo l'avvento dei movimenti pauperisti dei secoli precedenti, lui stesso aveva espressamente chiesto di essere accomodato alla stregua degli altri nobili, con il catino in stanza, e un letto a baldacchino non troppo artefatto.
Aveva sentito parlare del bacino che solo da quelle parti si usava apposta per la pulizia delle parti intime.

Si accomodò sempre a capotavola, al desco che Cabrino Fondulo faceva preparare per la sua nuova nubenda, Caterina, e per i due personaggi più importanti della storia, nello studio privato, protetto da almeno quattro guardie per volta.

C'era ovunque eccesso di timore, e paura sparsa come sabbia.

Una sera Caterina disse a tavola:
"Signori, come vi state trovando da noi?"

Fondulo reagì come se avesse ingoiato un osso di pollo.

La ospitalità era figlia di convenienza, ben si sapeva.

Fu il papa in persona a serrare le mani e dire:
"Madame, bene. Siamo qui per parlare di affari della vostra famiglia, e di quei terreni che presto cederete in parte a noi, in parte a Sigismondo in cambio della tacita pacificazione fra le nostre schiere."

Fondulo non aveva mai fatto entrare la futura sposa nei suoi intrecci.
Sorrise nervosamente.

Poi disse a conclusione:
"Visto che ci siamo, mio Signore, e mi rivolgo a entrambi. Domattina darò a voi la copia del contratto che ho fatto redigere. Mi impegno personalmente a fornirvi ciascuno dieci campi di otto iugeri delle terre fra Mantua e Cremona. Vi chiedo tuttavia di tornare nello studio da soli, noi tre, ad un orario in cui nessuno potrà disturbare, e, di grazia, senza scorta."

La sua turpe idea era quella di preparare l'attentato contro Sigismondo, sapendo che il pontefice avrebbe accolto la causale disgrazia con tacita accondiscendenza.

La mattina dopo tuttavia, prima di partire, il sicario non si fece trovare pronto sulle scale del secondo piano, dome da accordi, perchè era stato intossicato da un fungo velenoso, ed era finito sotto le cure di cerusici, che ne constatarono il decesso a tarda notte.
La disgrazia e l'inconveniente non furono più recuperati dal nobile Fondulo, che non fece a tempo, prima della nuova partenza dei due celebri ospiti, ad architettare altri tranelli








- Oldrado Lampugnani, il lombardo -

autore: Gualtiero Smurì de Martini detto il Torceumane



Sigismondo aveva forse intuito i sottili piani del conte Fondulo, e prima di tornare oltre le Alpi aveva fatto visita ad un altro uomo marcio e dai dubbi comportamenti.

Maestà. Mi avete chiamato apposta?

Maestà? Ma voi lombardi non sapete davvero come comportarvi di fronte all'autorità imperiale vero?

Scusatemi!

BAndo alle ciance. Io stimo te e tutta la dinastia dei Lampugnani per l'organizzazione militare che avete dato al vostro drappello di servi. Tu, però, mi devi fare un grande favore.

Ditemi!

Il contino Fondulo si reputa anche tuo amico. Come fa con tutti. Un pò la prostituta più corrotta di Cremona, mi pare a me.
Ebbene: Lo devi eliminare.


eliminare.... per sempre?

Tu che dici? Trova un modo facile, ad esempio usando un tranello. Mi disturba anche solo la sua viscida tendenza ad essere amico di tutti. Mi ha portato pure il papa a dormire vicino, nella sua tenuta, e per cosa poi? Un misero pezzo di terra.

Solo per questo, mio imperatore?

Beh, no..... A dire il vero, io temo che abbia cercato di ammazzarmi!








- Alla Vostra Salute! -

autore: Betelgeuse



Carolinaaaaaa!! e poi rivolgendosi ai servi con tono stizzito Che venga qui subito! e abbassando il tono di voce come se parlasse a se stesso odio cenare da solo, e che diamine.

E poi - dopo un lasso di tempo che al Conte sembrò interminabile - lei arrivò ... con tutta la calma possibile e immaginabile ... così da farlo stizzire sempre di più.

Carolina si sedette al lato estremo del tavolo ... con tutta la flemma a cui era avvezza, conscia di irritare il suo sposo-padrone.

Alzò il calice colmo di vino e ... con un sorriso ironico e sprezzante allo stesso tempo disse
"Alla vostra salute".

Strega pensò lui alzando il calice e sorridendogli turpemente.

Fondulo iniziò a fagocitare velocemente il cibo senza gustarlo.

Nè rivolse parola alcuna alla propria moglie, nè degnò di uno sguardo il proprio cane che con il muso seguiva il cibo che dal piatto del proprio padrone passava alla bocca dello stesso.

La tavolata era parca di vivande, al centro della stessa brillava la luce di una candela che illuminava tristemente i visi dei due commensali.

Tutt’intorno buio pesto, solo qualche lume per orientare la servitù. Cabrino era di una parsimonia quasi maniacale al limite dell’avarizia … ma adesso lui non contava quanti ducati e terre aveva sperperato per Sigsmondo e quel ruffiano di Giovanni XXIII, quest’ultimo additato dagli stati europei come l’antipapa, incapace di portare avanti all’imperatore le proprie istanze di riconoscimento molto più importanti della spartizione di terre e possedimenti .
[/i]

Ciò che passava nella mete di Cabrino Fondulo era tutt’altro.
Le immagini di quei giorni si susseguivano senza tregua, dove il suo fallimento era stato totale: non era risuscito a portare a termine quanto commissionatogli nottetempo dal capo congrega a cui lui aveva giurato di portare a termine ogni genere di servigio.

Non solo la sfortuna anche la stoltezza delle persone lo perseguitavano.

Aveva invitato l’Imperatore e il Papa a presentarsi da soli senza truppa presso il proprio studiolo, ma chi avrebbe dovuto macchiarsi del delitto e far fuori Sigismondo, quasi muore sotto i veleni di un misero fungo.
La carrozza a cui lui aveva personalmente aveva tolto i cardini … funge da culla protettiva all’Imperatore e al Papa che godeva di un passaggio per una gitarella nelle lupanare di Modena.

Ora, non sapeva cosa sperare per se stesso: la clemenza da parte del mandante di tale nefandezze oppure l'insospettabilità da parte dell'impero.

A preoccuparlo ulteriormente i comportamenti del duca di Milano, Filippo Maria Visconti, che aveva voluto parlare con i suoi più stretti parenti e collaboratori. Sicuramente cercava qualcosa ... ma cosa?

I suoi pensieri vengono interrotti da un servo che gli porge, su un vassoio d’argento, una missiva che recava sopra l’effigi di Oldrado Lampugnani, il suo più grande amico.







- Ecce homo -

autore: Roxane Yvonne Noëlle Lante Della Rovere detta Robyn



Era appena sorto il sole, e mentre il cielo si colorava di rosa, una leggera foschia saliva dal terreno rendendo tutto più confuso.

Cabrino, procedeva spedito sul suo cavallo, seguito dalla sua muta di levrieri, dallo scudiero e da qualche uomo addetto ai cani.

Era preoccupato….il duca di Milano, Filippo Maria Visconti, aveva voluto parlare con i suoi più stretti parenti e collaboratori; cercava qualcosa ..sicuramente voleva incastrarlo, era diventato troppo scomodo..
Ah, non mi devo crucciare, Venezia mi è amica e ho tanti uomini ancora al mio servizio..

A Cremona ho nobili dalla mia parte e Il duca non può farmi niente..
”Diceva tra se e se ma ancora non riusciva a scacciare quel tarlo che aveva nella mente.

Cercò di pensare alla caccia che da lì a poco sarebbe iniziata insieme all’amico Oldrado Lampugnani.

Dopo si sarebbero recati al suo casino di caccia e tra vino e cortigiane, avrebbero passato una bella serata.
I cani avevano sentito la presenza dell’altra muta e cominciarono ad abbagliare; si sentivano già, attraverso il bosco, i latrati di risposta.

Il Lampugnani lo stava aspettando nella radura.
Cabrino, accelerò il passo e giunto finalmente nel luogo convenuto, vide l’amico che lo salutava sorridendo.

Ma quello, più che un sorriso, sembrò un ghigno al Fondulo e il quel momento il tarlo si fece più pressante.

Si girò indietro e gli parve di udire stranii scricchiolii provenire dal bosco e vide del movimento in mezzo alle fronde.
Strinse le redini e comandò al suo cavallo di ripartire al galoppo, forse ce la avrebbe fatta.

Ma il cerchio di uomini si era ormai chiuso attorno a se e il cavallo, non trovando più vie di fuga, s’impennò imbizzarrendosi.
Il Fondulo si ritrovò per terra e fu presto legato e arrestato dalle guardie ducali.

Perché mi hai tradito amico mio? disse il condottiero quando fu raggiunto da Oldrado.

Proprio tu parli di tradimenti, tu che ospitasti la famiglia Cavalcabò a casa tua e nel sonno li trucidasti tutti!

Vi era la mia dolce amata tra di loro e quando la persi giurai vendetta, ma non mi accontentavo di ucciderti, dovevi soffrire e molto anche..
Ora tuo nipote Venturino e il tuo luogotenente Matteo Mori hanno confessato tutte le tue malefatte al duca, compreso il tentativo di uccidere il papa e l’Imperatore Sigismondo.

Vedrai Cabrino, vedrai quando soffrirai! La fortuna ora ti è avversa..e tutto il male che hai fatto ti sarà reso con gli interessi.
Così gli rispose quello che si fingeva suo amico e poi aggiunse rivolgendosi ai soldati:
Portatelo via ora, il duca di Milano lo attende...








- Il Tormentatore -

autore: Cassandra Guicciardo



Nel Castello di Milano, sotto il basamento a ridosso del fossato del fortilizio, vi sono alcune stanze non propriamente amene.
Sono ben isolate dal resto del maniero grazie alle mura di sostegno, ampie e massicce, che riparano dalle strazianti urla le sensibili orecchie della corte.
Attigue vi sono le segrete ove custodire scomodi personaggi che all'occorrenza possono essere allagate, dissolvendo ogni prova.

E' in una di queste celle che il Duca intende alloggiare Fondulo, senza privarlo di un sosta nelle sale suddette.

Nerboruto, l'uomo è un fabbro per i più, in realtà è il "tormentatore" per il suo Duca, solo a lui è fedele ed attende un ospite d'eccezione.
Sofisticati strumenti vengono oliati, altri affilati, le corde controllate.
Un percorso minuzioso che renderà loquace quell'ugola dannata.

Un potenziale regicida sarebbe stato affidato alle sue abili mani, non avrebbe deluso il suo Duca.

Avrebbe iniziato con il disco di Norimberga, apparentemente innocuo, non causava sanguinemento, minava l'equilibrio dell'ospite, non gli piacevano i termini vittima e carnefice, chi giungeva da lui aveva osato mettere a repentaglio la vita del suo Duca, quindi li considerava suoi graditi ospiti e avrebbe dedicato loro molte attenzioni.

Una volta che la percezione del mondo circostante fosse diminuita, così come la soglia dell'attenzione, si sarebbe avvalso della culla di giuda, il prescelto avrebbe dovuto rimanere vigile con i sensi allertati per evitare la punta aguzza sottostante, la veglia durava ore e ore, e i muscoli non potevano trovare rilassatezza. In condizioni normali un uomo riusciva a restare attento anche per un'intera giornata, ma dopo aver provato il disco Norimberga, ciò non accadeva quasi mai.

Poi sarebbe passato al cavalletto, le funi avrebbero compiuto il loro dovere, disarticolando le braccia e le gambe.

Un percorso studiato in ogni dettaglio e infine, una volta ottenute tutte le informazioni, lo avrebbe privato della parola, mozzandogli la lingua, ma solo al termine del gradito canto.
[/i]







- La sala della tortura e il dispiacere del boia -

autore: Roxane Yvonne Noëlle Lante Della Rovere detta Robyn



La sala della tortura, dove fu portato Cabrino, avrebbe fatto timore alla maggior parte delle persone dotate di un sano senso di autoconservazione.
Il condottiero era abituato a usare tali sistemi con chi era restio a parlare, quindi non provò nessuna emozione o paura, ma la sua fu solo un’elaborazione mentale quando esclamò con il tono del comando che usava con i suoi sgherri:

Boia, nessuna tortura per me!
Non c’è bisogno:
Confesserò ogni cosa al Duca..portatemi da lui!
.

Il boia fu dispiaciuto.. voleva provare sul prigioniero due o tre cosette nuove che aveva da poco nella sala, ma la voce dell’uomo aveva qualcosa che la faceva assomigliare a quella del suo padrone e con riluttanza fece un cenno ai soldati di riportarlo in cella.

Fondulo aveva pensato che non avrebbe resistito a lungo alle cose che il boia gli avrebbe riservato e dunque sicuramente avrebbe confessato pure troppo e la cosa peggiore:

Poteva dire chi era il mandante di molti degli assassinii che aveva commesso, compreso il fallito omicidio dell’imperatore.

Quello non doveva assolutamente uscire dalla sua bocca! Ne avrebbe risentito tutta la sua famiglia e i pochi amici che gli erano rimasti.
Inoltre le torture lo avrebbero minato fisicamente, e non era il caso poiché già stava pensando a organizzare un’evasione .. era riuscito a fuggire innumerevoli volte e forse ci sarebbe riuscito ancora.

Nel frattempo il duca era venuto a sapere, tramite il boia, della disponibilità a parlare del Fondulo.

Incredibile!

Avrei giurato che fosse un tipo tosto e difficile alla loquacità.
Mm, boia sorvegliatelo a vista, mi ci gioco la camicia che quello ha in mente qualcosa..
.

Disse il nobile e poi ordinò di portare il capitano di ventura nel suo studiolo, era ansioso di ascoltarlo.
Al capitano fu dato un benvenuto consono al suo rango, offerto del vino e del cibo.

Il Duca di Milano lo guardava curioso, ammirava quell’uomo pieno d’inventiva, peccato che era un cosi detto ”genio del male” ed era sicuro che avrebbe detto solo una minima parte di tutto quello che sapeva..

Fondulo , io avrei preferito farvi fare un giro nella sala delle torture prima di discorrere con voi, convincetemi che non ho fatto uno sbaglio a darvi retta.

Il condottiero cominciò a confessare e molte notizie combaciavano a quello che il nobile milanese già sapeva e anzi ne arricchiva di particolari.
Inoltre parlò di altri episodi che non erano conosciuti, fatti talmente orrendi che non possiamo qui ripetere.

Poi parlò dell’attentato fallito all’Imperatore con il veleno e di quando aveva cercato di ucciderlo ancora buttandolo da un torrione insieme al papa, ma anche questo non aveva avuto un esito positivo perché erano giunti altri cavalieri all’improvviso e avevano sventato l’orribile azione.

Fondulo sapeva che non poteva chiedere la grazia ma implorò di essere trattato come un nobile decaduto invece della carogna che era..
Il nobile, disgustato, lo rimandò in cella in attesa del processo.







- Guiligelmo De Mugougnorne -

autore: Gualtiero Smurì de Martini detto il Torceumane


Forno antico, usato per la gente che riusciva a raccattare un obolo, e mangiava.
Ora era prigione, stretta e dalle barre fitte, di un metallo forgiato ottimamente solo perchè il colpevole perdesse le speranze più flebili.

Una scodella con pane inverdito e scarafaggi neri.
Buio perenne, se non fosse per quella fioca fetta di luce del fuoco che il carceriere porta seco, durante il suo cambio.

Non vi era speranza di salvezza con una guardia fissa pronta a scendere nel sotterraneo riflesso anticipato di morte, alba dopo alba, nebbia dopo nebbia.

Eppure l'animo umano resta sempre troppo piccolo rispetto all'inattesa sorpresa dell'essere vivi.

Fondulo aveva perso il conto della sua esistenza.
Forse si erano alternati sole e luna un numero impressionante di volte.
Il suo cuore non sapeva più come misurare la distanza che lo separava dalla fine.

Aveva chiesto un prete al suo carnefice, per avere i conforti della religione.

Invano.

Dopo questo numero imprecisato di giorni, durante un cambio, Fondulo si accorse che la guardia lo fissava in maniera ambigua, e con un piglio che non poteva essere considerato soltanto la rabbia di chi si sente tradito.
Si avvicinò alle sbarre per mugugnare la sua innocenza presunta, e fare pena a chiunque.
Quella guardia si accostò al muro, e per la prima volta, parlò:

"Vi ricordate di me, conte?... o sarebbe meglio ora dire messere."

Sputò in terra vicino ai piedi incrostati di fango del prigioniero.

"Chi sei?"

"Guiligelmo De Mugougnorne, caro il mio contuccio. Non ricordi vero?"


Fondulo chiuse gli occhi senza speranza alcuna. L'altro allora si sentì in dovere di spiegare:

"Ah, sciocco, come puoi ricordare tu! La mia signora ha abbandonato il talamo per amore delle vostre ricchezze, e dunque il problema fu il mio!
Non ricordi le feste al feudo di Faenza, circa due anni or sono, vero
?"

Fondulo sbarrò gli occhi senza nascondere la sorpresa di un incontro con uno dei vari uomini traditi dalle sue amanti. Con le sue vacue promesse riusciva spesso ad abbacinare i sederi e le schiene delle più ardite cortigiane, e delle migliori consorti ambiziose di molti nobili arricchitisi di prebende.

"Ma non ti biasimo contuccio, no davvero! La mia gentile signora, etèra da quattro soldi, mi ha lasciato con le ricchezze per seguire un uomo di sterco secco come te, e poi perdersi nel deserto della tua indifferenza. Ora che è morta non posso certo biasimare nessuno. Ma devo dire che sei fortunato, vecchio contuccio... Sì, davvero fortunato."

"P... Perchè fortunato?"

La guardia si avvicinò, clamorosamente ma con silenzio.

"Perchè io oggi lascio la compagnia del duca. Ho con me ducati e fiorini, e un cavallo che mi attende sotto le mura. Mi sono rotto le uallere di questa vita."

Fondulo si sedette, come per attendere un finale che voleva fosse buono.

"E allora, ti voglio ricambiare del regalo fattomi. Tu mi hai dato la libertà, facendomi abbandonare dalla mia signora irriconoscente."
I suoi occhi quasi ingialliti si strinsero, sotto delle rughe incise col ferro. I baffi si inarcarono decisi, prima che la mano destra entrasse nella tasca della giubba.

A quel punto Fondulo si irradiò di una linfa inaspettata, e si sollevò, quasi nudo, a nuova vita.

"Ed io ora ti restituisco la libertà!... Apro la cella. Attendi che io vada via, per darmi il tempo di uscire prima di te e fuggire col cavallo. Devo avere rispetto a te un vantaggio di almeno mille passi. Se non mi vedi ritornare vuole dire che a quest'ora di notte, sono tutti a riposare. Potrai dunque salire, arriva sulla scala, gira a destra per il corridoi e ti trovi già fuori in strada....."


Sì...Sì , grazie..

Fondulo prese le due mani della guardia, con foga, quasi afferrando del cibo caldo, e le baciò con forza, senza schifarsi di nulla.

"Contuccio, sappilo! sei un essere infimo. Non voglio ringraziamenti, nè puoi darmi nulla altro in cambio. Augurati di restare vivo fino al primo mentecatto che ti offrirà conforto. Addio!"

Aperse la cella e buttò le chiavi in terra, poi salì le scale di corsa, uscendo, senza assicurarsi di nulla.








- Urca! E Fondulo dove sta? -

autore: Roxane Yvonne Noëlle Lante Della Rovere detta Robyn



Il boia, un omone di due metri circa e largo quasi uno, aprì la porta e si affacciò timidamente nello studio del duca di Milano.

Ehm scusate se entro in codesto modo, vostra grazia.. ma è successa una cosa incresciosa..

Il nobile era preso dalle sue carte e guardò malamente il suo uomo.

Parla che non c'ho tempo da perdere! Disse con malanimo.

Il boia cercò di misurare le parole:
Ehm non vi infuriate vostra grazia, ma ricordate quel Fondulo?
Ecco non lo troviamo più ..


Il duca a quelle parole a momenti gli viene un coccolone..

Come non lo trovate? Ma .... poi continuò con parole talmente brutte che non si possono ripetere .

Sua grazia ora stava seriamente pensando in quale modo massacrare il boia, quando gli venne in mente una cosa.

Urca non ho pensato all'imperatore! Lui voleva la testa di quella bestia assassina e mo? Quello chissà dove si è cacciato! Lo conosco bene, starà ben nascosto e poi si recherà a Venezia.

Boia abbiamo tra i prigionieri qualcuno che assomigli al Fondulo? mi è venuta un idea..
Esclamò guardando con aspettativa il boia, come se fosse il suo salvatore.








Epilogo n. 1 - Stessa stazza, stessa testa -

autore: Betelgeuse



Si...rispose il boia al Duca... abbiamo un prigioniero, dimenticato da tutti, che potrebbe assomigliare a Fondulo. Stessa stazza...stessa testa.

- Bene, allora sai cosa fare! Credo che non ti servono dettagli! Così intimò il Duca di Milano. Poi con tono che non permetteva indugi di sorta aggiunse .. Conduci il sosia di Fondulo, con tutti gli onori dovuti, al patibolo e bada bene, devi evidenziare a tutti, futura vedova compresa, che l'uomo che porti al patibolo è Cabrino Fondulo .

Dopo , quando tutto è finito metti la sua testa in un cesto in attesa che l'Imperatore la richieda.

Detto questo, congedò il boia girandogli le spalle.

Di proprio pugno, chinò su una pergamena che portava il suo stemma, il Duca informò l’Imperatore di aver acciuffato Cabrino Fondulo. Gli annunciò, infine, che a breve il Conte sarebbe stato giustiziato, la testa era a sua completa disposizione, nel caso in cui l’avesse pretesa come prova.

E Cabrino???

Eccolo Cabrino che, emaciato e stanco, si dirigeva dritto dritto, al proprio Maniero.

Giunto che fu nei pressi della propria abitazione, lo colse timore che qualcuno lo riconoscesse, quindi stette tutta il giorno nascosto nel porcaio.

Attese la notte, così con il buio sarebbe stato più facile arrivare nel cuore della casa e chiedere alla propria sposa di nasconderlo nelle segrete del castello.

E così fu!

Caterina lo condusse negli anfratti più segreti e sconosciuti del maniero, lo depositò su un pagliericcio e mise accanto a lui dell’acqua e del pane.

Caterina chiuse la porta dietro di se e mai più ne fece ritorno.

Giace, oramai, il corpo di Fondulo, se corpo umano può essere chiamato un mucchietto di ossa e peli.

Oramai, i suoi occhi non riconoscono più la luce del sole …

Oramai, la sua anima vaga per il bosco nei ricordi della caccia e per le Corti nelle rimembranze delle feste …

Oramai, Cabrino Fondulo attende una dolce Signora, se dolce può essere definita la morte.








Epilogo n. 2 - Il buon samaritano -

autore: Arturo Alfavilla detto lo_enigmista




Liberatosi delle catene, Fondulo aprì la bocca dalla sorpresa.

Era libero?

In quel momento si sentiva solo intirizzito dal freddo, seminudo, sporco e infastidito dai pruriti e dalle sue stesse putrefazioni.
A piedi scalzi salendo le scale della prigione, aveva scorto lontano una postazione di guardia, che seguiva altri soldati sul cornicione delle mura.

Quasi piangendo, e pregando forte una divinità che lo aveva abbandonato da tempo,
a passi svelti trovò l'ingresso posteriore, dell'arco ove sapeva che c'era una porta scardinata.
Vi passò leggero, e smunto com'era da giorni di digiuno che la paura gli aveva procurato.

Se fosse stato scorto, ed inseguito, lo avrebbero scannato come un cinghiale da pasto.

Corse via nelle campagne senza sentire il gelo dell'erba bruciata, e la brina delle prime ore di luce.
Non faceva freddo, per fortuna, fuori, lungo la pianura che fu costretto a percorrere per miglia, senza potersi permettere tregua.
Appena fu certo che dietro non vi fosse nessuno, non trovando fonti di acqua si accasciò al suolo, muto dallo sconforto.

Pianse per ore, fino a che il sole non arrivò a dargli una mano.

Senza vie di orientamento e senza speranze si avviò lungo un sentiero che avrebbe rappresentato pericoli per chiunque fosse stato dotato di oggetti o danaro.
Lui era nulla il quel mentre, tuttavia.

Due vagabondi armati di lunghe lame lo incrociarono per strada, e vedendo le sue pietose condizioni, gli sputarono contro invettive, ridendo della sua sicura morte.

Fondulo sentì campane che ronzavano nelle orecchie e continuò a a camminare disperato per ore ancora.
Poi arrivato in prossimità di una cascina di fieno, svenne sulla soglia di una porta di legno a doppia anta.

Aveva avuto la fortuna di capitare sul terreno di un generoso contadino del ferrarese, che gli dette uno straccio come vestito e pane ed acqua per ristoro.

Di lui si sa poco altro, perchè quel vecchio buttero lo aveva confortato giusto nello stretto intervallo necessario al suo parziale recupero, e non aveva più voluto saperne nulla.
Fondulo riuscì a convincerlo di dargli un mulo su cui continuare il cammino verso la salvezza, promettendogli terre che non possedeva più.

Il sole assisteva il cammino confuso e sparso dell'uomo che una volta si credeva un Dio, e non era più nessuno.




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