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 Narrative and poetry gallery - Comyr's coronation feast

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Pusu92

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PostSubject: Narrative and poetry gallery - Comyr's coronation feast   Tue Apr 29 2014, 15:00








                      Il ballo Reale

                      Oro, argento, brillanti e zaffiri
                      adornano le vesti dei nobili fieri.
                      Fiocchi pomposi, cappelli piumati
                      avvolgono il capo con balzi ovattati.
                      Fili di seta ben ricamati
                      celano sguardi di dame curiose,
                      che già sorridendo sussurran tra loro
                      "il più raffinato chi mai sarà?"

                      La corte imperiale e ben allestita
                      risplende alle luci di mille candele,
                      profumi di incenso e di rose fiorite
                      inebrian l'olfatto dei sommi reali.
                      Con far diligente si pongono in fila,
                      marchesi, poi Conti, Visconti e Baroni
                      la voce li annuncia con tono sovrano
                      seguito dal più religioso silenzio.

                      Cominciano le danze, si forman le coppie
                      volteggiano soavi al par di farfalle
                      si aprono e chiudono come boccioli
                      ruotando tra loro a passo di danza.
                      In questa miscela dai caldi colori
                      dal rosso rubino al verde smeraldo,
                      si creano forme con moti ondeggianti
                      che solo la musica arresterà.

                      Autore: Emanuele_corleone




                      The Royal Ballroom

                      Gold, silver, diamonds and sapphires
                      adorn the garments of noble pride.
                      Flakes pompous, feathered hats
                      wrap around the head with leaps muffled.
                      Well-embroidered silk threads
                      conceal curious glances of the ladies,
                      sussurran that already smiling to each other
                      "the finest who ever will?"

                      The imperial court and well set
                      shines the light of a thousand candles,
                      scents of incense and rose flowering
                      inebrian smell of the high real.
                      With diligent to place themselves in a row,
                      marquises, then Accounts, Viscounts and Barons
                      the voice will announce tone sovereign
                      followed by more silence.

                      They start dancing, form couples
                      gentle flutter of butterflies to par
                      open and close as buds
                      rotating between their moonwalks.
                      In this mixture with warm colors
                      from ruby ​​red to emerald green,
                      forms are created with swaying motions
                      that only the music will stop.

                      By: Emanuele_corleone
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PostSubject: Re: Narrative and poetry gallery - Comyr's coronation feast   Tue Apr 29 2014, 15:03

                      L'imperatore

                      Violando il silenzio l'eco rimbomba
                      e sui muri del tempo incide il tuo nome
                      poi una corrente in cielo la fionda
                      gettandola al centro infuocato del sole.

                      Fondendosi in esso si trasforma in raggio
                      e illumina l'agone di mille battaglie
                      illumina l'uomo ed il suo coraggio
                      illumina ancor le sue fiere medaglie.

                      Riscalda il cimiero conficcato nell'erba
                      che ora si anima sol con fili di vento
                      riscalda la mela che ancora è acerba
                      ma rotola al centro di quel labirinto.

                      Poi scivola tiepida nel fiume che scende
                      e nel cuor della gente par vada a morire
                      ma forte quel grido ancora si riaccende
                      e rimbalza nell'aria "viva l'Imperatore"

                      Autore: Roger2




                      The Emperor

                      Violating the silence resounds the echo
                      and on the walls of time has your name
                      then a current in the sky sling
                      throwing the fiery center of the sun.

                      Blending in it turns into beam
                      and illuminates the agon of a thousand battles
                      illuminates the man and his courage
                      lights even its fairs medals.

                      Heat the crest stuck in the grass
                      which now only comes alive with threads of wind
                      warms the apple that is still unripe
                      but rolls at the center of the maze.

                      Then he slips into the warm river that descends
                      and in the hearts of the people it seem is going to die
                      but that cry still strong on again
                      and bouncing in the air "live the Emperor"

                      By: Roger2
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PostSubject: Re: Narrative and poetry gallery - Comyr's coronation feast   Tue Apr 29 2014, 15:03

                      Guerra

                      L'odore è talmente acre, che par fumante.
                      Cuori trafitti da armi e non più da amore
                      esposti ormai senza più il palpitare,
                      inermi stanno a marcire,
                      sotto la pioggia e sole.

                      E si riveste il giorno
                      di strani luccichii di armi
                      dalle quali nessuno ora più arretra,
                      uniche palesità di vita,
                      fra tanti occhi spalancati
                      e immobili, come la pietra.

                      In aquila, il pipistrello or si tramuta
                      e spalanca le sue austere ali,
                      come a scrollar di dosso nell'aria scura,
                      ciò che il terrore e il gelo, più non muta.
                      Mentre tra quelle spoglie, il vento è animatore
                      e pari a chi cancella, al sangue toglie il colore.

                      Con grosse ceste vagano tutte le anime,
                      e dopo aver calcolato l'avuto o dato,
                      s'apprestano a raccogliere il loro seminato.
                      Odio e rancore gli eroi hanno disperso
                      or da concime fanno all'ambita terra
                      dopo che dal dorato calice hanno bevuto,

                      l'essenza che si distilla dalla guerra

                      Autore: Roger2




                      War

                      The smell is so pungent that it seems steaming.
                      Hearts pierced by weapons and not by love
                      exposed now without the heartbeat,
                      are helpless to rot,
                      under the rain and sun.

                      And it plays the day
                      strange glitter of arms
                      from which no more now recedes,
                      Unique manifest of life,
                      among so many wide-eyed
                      and property, such as stone.

                      In eagle, bat now turns
                      and opens it's wings austere,
                      how to shake off in the dark air,
                      what the terror and the cold, no longer silent.
                      While among those remains, the wind is animator
                      and equal to those clears, the blood removes the color.

                      With large baskets wander all souls,
                      and after calculating the had or given,
                      waiting hidden to collect their sown.
                      Hatred and bitterness heroes have scattered
                      or fertilizers are coveted land
                      after they drank from the golden cup,

                      the essence of which is distilled from the war.

                      By: Roger2
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PostSubject: Re: Narrative and poetry gallery - Comyr's coronation feast   Tue Apr 29 2014, 15:03

                      L'Adunata

                      Cinte murarie alte come piloni
                      con forza caratterizzano
                      l'inespugnabile fortezza,
                      con merli frastagliati sugli alti lor bastioni
                      si levano imponenti ed austere
                      rilevando somma fierezza.

                      Una voce che cattura la folla
                      va gridando e raduna gli armati
                      cavalcando sul nero destriero
                      da cui pendono stendardi dorati
                      zoccolando sventola ai venti
                      l'emblema del nostro Impero.

                      Cavaliere di grande prestigio
                      mentre avanza con fare imponente
                      la corazza plasmata sul grigio
                      brilla tanto che il sole s'offende
                      I soldati che già allineati
                      creano file lineari e perfette
                      con le croci sui petti argentati
                      che ogni madre al saluto a lor dette.


                      Le parole infiammano i cuori
                      rimembrando le reminiscenze
                      ravvivando con forza l'orgoglio
                      della patria che mai perderà.

                      Se la guerra non rimarrà fuori
                      il timore riempirà le coscienze
                      ma così come è forte uno scoglio
                      il tuo impero giammai cederà.

                      "Orsù figli di questa mia terra
                      sollevate le effigi imperiali
                      che al nemico si possa annunciare
                      la disfatta sul campo imminente.

                      per l'Impero faremo la guerra
                      perchè nulla ci renderà schiavi
                      e all'estraneo che vuole il potere
                      avrà solo il suo Regno del niente.

                      Un sol inno, soltanto una luce
                      sarà il ritmo del passo si fiero,
                      ogni anima avrà una sol voce


                      Viva il popolo vincitore
                      Viva l'Imperatore!
                      Viva l'Impero."

                      Autore: Emanuele_corleone




                      The Gathering

                      Boundary walls as high as pylons
                      strongly characterize
                      the impregnable fortress ,
                      with jagged battlements on high ramparts their
                      rise imposing and austere
                      noting sum pride.

                      A voice that captures the crowd
                      should be shouting and gather the armed
                      riding on a black horse
                      from which hang golden banners
                      waving to the wind
                      the emblem of our Empire.

                      Knight of great prestige
                      while making impressive advances with
                      the armor modeled on gray
                      so that the sun shines shock.
                      The soldiers who already aligned
                      create files and perfect linear
                      with silver crosses on the breasts
                      that every mother to greet their said .


                      The words inflamed the hearts
                      remembering the memories
                      reviving strength with pride
                      of the country that will never lose .

                      If the war will not go out
                      fear will fill the consciences
                      but just as strong a rock
                      never will sell your empire .

                      "Come my children of this land
                      raised the imperial effigies
                      that the enemy could be announced
                      the imminent defeat on the field .

                      Do War for the Empire
                      because nothing will make us slaves
                      and the outsider who wants power
                      will only have his Kingdom of nothing .

                      A single hymn , only a light
                      will be the pace of the pitch is proud ,
                      every soul will have a single voice.


                      Long live to the victorious people.
                      Long live to the Emperor!
                      Long live to the Empire. "

                      By: Emanuele_corleone
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PostSubject: Re: Narrative and poetry gallery - Comyr's coronation feast   Tue Apr 29 2014, 15:04

                      Morte di un soldato

                      Mille dardi giunsero
                      e in un sol colpo ferirono
                      quel corpo ormai stanco
                      di mille trascorse guerre.

                      Alzando le bianche braccia
                      espandendole a croce
                      volse al cielo il suo viso
                      ad invocar il divin perdono.

                      Autrice: Betelgeuse




                      Death of a soldier

                      A thousand darts came
                      and in one fell swoop wounded
                      that body tired
                      by a thousand wars.

                      Raising her white arms
                      expanding them to cross
                      turned his face to the sky
                      invocar to the divine forgiveness.

                      By: Betelgeuse
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PostSubject: Re: Narrative and poetry gallery - Comyr's coronation feast   Tue Apr 29 2014, 15:04

                      Al soldato

                      Cristalli di rugiada
                      nelle ferite aperte
                      al primo raggio di sole
                      il sangue diluiscono,
                      poi lacrimano rosea giada
                      sopra le gote smorte
                      e senza batter di cuore
                      le labbra inumidiscono.

                      Disteso sul muschio umido
                      con gli occhi rivolti al cielo
                      hai il nome di tua madre
                      bloccato tra gola e voce,
                      sul petto un tempo impavido
                      piegato come uno stelo
                      resta uno strano livido
                      dove segnò una croce.

                      Selle aste fiere ancora
                      le bandiere schioccano l'orlo
                      e le indenni else umiliano
                      perché prive del loro pugno,
                      mentre l'eco che ormai spira
                      fionda il risuonar dell'urlo
                      dove l'oro e il blu si fondono
                      con il fuoco del tramonto.

                      Autore: Roger2




                      The soldier

                      Crystal Dew
                      open wounds
                      the first ray of sunshine
                      dilute the blood,
                      then watery pink jade
                      over the pale cheeks
                      and without batting heart
                      moisten her lips.

                      Lying on the damp moss
                      with eyes turned to the sky
                      you have the name of your mother
                      stuck between the throat and voice,
                      on the chest once fearless
                      folded as a stem
                      remains a strange bruise
                      where marked with a cross.

                      Saddles auctions fairs yet
                      flags pop up the hem
                      and free humiliate else
                      because they lack the punch,
                      while the echo that now blows
                      the sling resound the scream
                      where gold and blue blend
                      with the fire of sunset.

                      By: Roger2
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PostSubject: Re: Narrative and poetry gallery - Comyr's coronation feast   Tue Apr 29 2014, 15:04

                      Generali

                      Mandate in eterno esilio,
                      i giovani migliori,
                      affinché non faccian ombra all'appiglio,
                      dove voi appendete gli allori.

                      Iterate all'infinito un messaggio
                      camuffato da falso splendore,
                      ma con fini solo a vostro vantaggio,
                      mascherando, minacce e terrore.

                      Raccoglierete così ciò che è nato,
                      seminando la vostra indecenza.
                      Il disgusto di chi v'ha conosciuto
                      e il rancor che dà fatua speranza.

                      Queste cose la storia non scrive,
                      Pur se per viverle in molti son morti,
                      Ma il canuto è ancor lì, tra le rive,
                      a pesare la giustizia ed i torti.

                      Autore: Roger2




                      General

                      Send in eternal exile,
                      the best young people,
                      so that they do shadow to handhold,
                      where you hang the laurels.

                      Iterated indefinitely message
                      disguised as a false splendor,
                      but only with a view to your advantage
                      masking, threats and terror.

                      So you reap that which is born,
                      sowing your indecency.
                      The loathing who hath known
                      and the rancor that gives hope fatuous.

                      These things do not write the story,
                      Although many are experiencing them for the dead,
                      But the hoary is still there, between the banks,
                      to weigh justice and wrongs.

                      By: Roger2
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PostSubject: Re: Narrative and poetry gallery - Comyr's coronation feast   Tue Apr 29 2014, 15:05

                      Un uomo

                      Dietro quegl' irti cespugli vidi
                      occhi che simili ai miei
                      guardavano lo scorrere
                      del tempo immoti.

                      Come gocce di sangue vermiglio
                      è il colore di quei fiori
                      che nacquero
                      per ogni corpo riverso
                      su quelle aridi valli,
                      dando ai posteri
                      la speme che mai più
                      il balenar dell' armi
                      avrebbe visto
                      spegnere fiorenti sorrisi.

                      Autrice: Betelgeuse




                      A man

                      Behind those spiky bushes I saw
                      eyes similar to mine
                      watching the flow
                      time motionless.

                      Like drops of red blood
                      is the color of those flowers
                      who were born
                      for every body lying
                      on the arid valleys,
                      giving to posterity
                      the hope that never again
                      the lighten of weapons
                      would have seen
                      turn off smiles.

                      By: Betelgeuse
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PostSubject: Re: Narrative and poetry gallery - Comyr's coronation feast   Tue Apr 29 2014, 15:05

                      Il Trono

                      Sputano rosso corallo
                      i draghi modellati
                      e vengono infilzati
                      da Angeli intarsiati sul trono

                      Lo scettro che tieni in pugno
                      ha diamanti incastonati
                      che riflettono sul rigo
                      le saette che fan tuono

                      Del tuo popolo sei la voce
                      dai ai tuoi figli ogni tuo avere
                      come il fiume che conduce
                      tutta l'acqua dentro il mare

                      Sopra il petto c'è una croce
                      che respira con il tuo cuore
                      i rubini crean la luce
                      che incornicia ciò che è l'onore

                      Autore: Roger2




                      The Throne

                      They spit red coral
                      dragons modeled
                      and be speared
                      by angels carved on the throne

                      You hold the scepter in his hand
                      has diamonds
                      reflecting on the staff
                      the arrows that fan thunder.

                      Of your people you are the voice
                      give your kids all you have
                      as the river that leads
                      all the water inside the sea.

                      On the chest there is a cross
                      that breathes with your heart
                      rubies makes light
                      that frames what is the honor

                      By: Roger2
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PostSubject: Re: Narrative and poetry gallery - Comyr's coronation feast   Tue Apr 29 2014, 15:05

                      Creami

                      Non ti darò il mio ritratto.
                      Potrei essere ciò che cerchi
                      oppure ciò che temi.
                      Dentro i tuoi pensieri stanchi,
                      od in tutto ciò che brami.

                      Potrei esserti accanto,
                      quando pensi all'amore,
                      o capro espiatorio
                      a cui affibbiare il dolore.

                      Potrei essere un sospiro,
                      sussurrato dal vento,
                      o un pensiero lontano
                      che ti soddisfi al momento.

                      Potrei essere un incubo
                      che le tue notti disturba,
                      oppure un sogno sublime
                      che con passione ti turba.

                      Potrei essere onda,
                      mani di mille sirene,
                      oppure solo il suo sale,
                      che ti corrode le vene.

                      Potrei essere spirito,
                      che t'ama dall'aldilà,
                      non ti darò il mio ritratto,
                      ma la mia anima l'hai già.
                      Creami.

                      Autore: Roger2




                      Create me

                      I will not give my portrait.
                      I might be what you are looking for
                      or what you fear.
                      Inside your weary thoughts,
                      or in anything that you yearn.

                      I could be near,
                      when you think of love,
                      or scapegoat
                      which tie the pain.

                      I might be a sigh,
                      whispered by the wind,
                      or a thought away
                      that meets you at the moment.

                      I could be a nightmare
                      that disturb your nights,
                      or a dream sublime
                      with passion troubles you.

                      I could be aired,
                      the hands of a thousand sirens,
                      or only its salt,
                      that will corrode the veins.

                      I might be a spirit,
                      who loves you from the other side,
                      will not give you my picture,
                      but my soul you already have it.
                      Create me.

                      By: Roger2
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PostSubject: Re: Narrative and poetry gallery - Comyr's coronation feast   Tue Apr 29 2014, 15:06

                      Io sono l’amore


                      Quel fugace sospiro
                      al giungere del tuo viso.

                      Quel portare
                      oltre il cristallino
                      l’infinito del mare.

                      Sublimare
                      in verticale
                      al soave tocco
                      delle tue parole.

                      Volare con trasparenti ali
                      per giungere ‘a tua carezza.

                      Io sono l’amore,
                      ma non mi riconosci?
                      Il precipizio è ancora lontano.

                      Io sono l’amore,
                      ma non mi vedi?

                      È il tempo che poi spegnerà i sorrisi
                      e dei sospiri
                      non rimarrà che l’eco.

                      Alcova per il tuo cuore
                      io sono l’amore.

                      Autrice: Betelgeuse




                      I Am Love

                      I will not give my portrait.
                      I might be what you are looking for
                      or what you fear.
                      Inside your weary thoughts,
                      or in anything that you yearn.

                      I could be near,
                      when you think of love,
                      or scapegoat
                      which tie the pain.

                      I might be a sigh,
                      whispered by the wind,
                      or a thought away
                      that meets you at the moment.

                      I could be a nightmare
                      that disturb your nights,
                      or a dream sublime
                      with passion troubles you.

                      I could be aired,
                      the hands of a thousand sirens,
                      or only its salt,
                      that will corrode the veins.

                      I might be a spirit,
                      who loves you from the other side,
                      will not give you my picture,
                      but my soul you already have it.
                      Create me.

                      By: Betelgeuse
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PostSubject: Re: Narrative and poetry gallery - Comyr's coronation feast   Tue Apr 29 2014, 15:13

[rp]CANTO DELLA DONNA VELATA





Immagino che vogliate sapere chi sono.
Ma dopo tutto quanto, io solo dietro questo velo posso stare.
Dopo tutto quello che è successo.
Dopo tutto quello che mi è successo.
Dopo tutto quello che ho visto. Che ho fatto. Che ho visto fare.

Ricordo come un sogno che non mi riguarda i tempi in cui offrivo il mio volto alle folle, al vento, alle bandiere. Per la gloria che succhia il sangue.
Provatevi voi a regnare. Perché io il mio regno l’ho avuto.
Entusiasmo e sorrisi della gente. Feste, omaggi e sottomissioni che credevo sinceri. Spontaneità, solo quella non conobbi mai. Di lusso e onori ero circondata.

Ricordo come un sogno che non mi riguarda il popolo che osannava a gran voce il mio nome. Respiravo a pieni polmoni l’esaltazione del potere. Pensavo che avrei dato volentieri la mia vita per il mio popolo. Ma la mia vita era un inganno. E il mio popolo un cieco attore. Sia maledetto il mio popolo. Sia dimenticato il mio nome.

Eppure, mi credevo felice. Non vedere, non sapere, non capire. È forse questo la felicità? Cercavo solo la pienezza di quella felicità. Poi venne lui. E il passo fu compiuto. Pensavo di entrare nel regno della felicità. Si spalancarono le tenebre.

Il cavaliere venuto da occidente, con il suo seguito chiassoso, portò ai miei piedi i suoi doni. Lo accolsi nel mio palazzo. Gli riservai onori degni di un re. Spontaneamente mi fidai di lui, come spontaneamente la forza e la grazia lo accompagnavano ovunque. La sua amabilità riuscì presto a sedurre tutti. Il suo carisma era un’aura che non creava ostilità. Il suo carisma piegava a chiunque dolcemente le ginocchia. Mi ritrovai il cuore assediato. Il palazzo, la città, il mio popolo erano giardini in primavera, lui era il polline. Non mi era concesso posare lo sguardo su qualcosa che non mi parlasse di lui. Non esisteva nulla che non fosse affascinato da lui. L’indisciplinato suo seguito taceva ad un suo solo sguardo. La mia gente gli sorrideva amorevole e dolcemente servile e sembrava volerlo spingere tra le mie braccia.

Posso dimenticare il mio nome, ma non riuscirò a dimenticare quella notte. Lui che come nulla fosse viene a bussare alla mia porta, nel cuore della notte. Sia maledetta quella notte. Io che follemente arresa mi abbandono tra le sue braccia. Sia benedetta quella notte. Ciò che deve accadere accade. Dopo tutto quello che è successo, quella notte mi riguarda ancora.

Sancimmo la nostra unione in un giorno di sole. Il popolo ansioso di augurarci felicità si riversò nella piazza e nelle strade intorno alla chiesa. Diffidate della realtà che non ostacola l’amore. Diffidate dell’amore benedetto dalla realtà che dovrebbe squarciare. Ero felice. Cos’era, allora, quell’ansia perniciosa e crescente quando lui stringeva la mia fredda fredda mano? Non me ne curai. Dovevo essere felice.

Fu una rapida discesa, la mia, verso la solitudine. Certe cose si capiscono solo dopo. Ma nel frattempo si percepiscono. Certe cose si respirano. Sguardi visti di sfuggita. Vecchi servi da sempre fedeli mi salutano sorridendo come sempre. Ma il loro sorriso diventa un ghigno, mentre si voltano per tornare al lavoro. Discorsi interrotti al mio passaggio. Segni abortiti. Fu così che la trasparenza si fece opaca per me. Così il mio sposo bruciava tutto intorno a me. Il cavaliere venuto da occidente a cui mi aggrappavo senza capire. Era lui a farmi precipitare. Ma non potevo saperlo. Del resto, ancora adesso stento a capire come abbia potuto. Ognuno ha la sua arte e la coltiva come sa. La falsità e l’abile semina di calunnie era la sua. Io, spogliata della mia ingenua armonia, avrei presto appreso la più inutile e terribile delle arti. La chiamano vendetta.

Lasciai la città tormentata da quei segni inquietanti e oscuri. La mia cara amica Meliade mi ospitò senza chiedermi nulla. Non avrei saputo cosa dirle. Ma nel suo castello e tra le sue braccia, piansi le lacrime che non avrei potuto piangere nel mio regno. Sarei potuta rimanere lì? Il mio cuore era ormai infilzato altrove. Le spine che mi tormentavano non avevano un nome ma avevano una terra. Il mio esigente dolore, disorientato in quel luogo isolato, reclamava il ritorno a casa. Così ripartii l’indomani.

Com’era fredda la sera che calava intorno a me, mentre ci avvicinavamo alle porte della mia città. Com’era piccola la mia carrozza davanti alle mura della mia città. Com’ero fragile nella mia piccola carrozza davanti alla mia città che stava per ingoiarmi ancora. Ma le porte rimasero chiuse. Nessuno venne ad aprirci. Il mio cocchiere chiamava invano. Le mura erano deserte. Un qualche volatile notturno strillava lontano. L’angoscia per il ritorno a casa lentamente lasciò restìa il mio animo. La paura di non poter tornare a casa prese il suo posto. Poi, sulle mura comparvero i suoi uomini. Ci urlarono di andare via, nessuno mai ci avrebbe fatto entrare. Era il loro signore a regnare ora. E il loro signore aveva ripudiato la sua sposa e disposto che le fosse vietato l’accesso alla sua città. Mi urlavano parole d’odio e di scherno, ridevano. Fu allora che avvenne la trasformazione. Svanì l’angoscia, svanirono i miei dubbi. Il dolore germogliò d’un tratto e nel mio cuore crebbe quella rabbia cieca che mi avrebbe guidato. Capii che non me ne sarei potuta liberare, se non riconquistando il mio regno. Trattenni il fiato. Ordinai al cocchiere di riportarmi da Meliade.

Ci si sorprende a provare sentimenti di cui si era solo sentito parlare. E li si scopre profondamente diversi. Avevo un obiettivo, ora. E lo coltivavo come un sogno inevitabile. Il suo pensiero mi accompagnava ovunque, dal risveglio fino al sopraggiungere di un sonno senza sogni. In solitudine, a volte la rabbia mi faceva tremare le mani, ma per il resto quella rabbia era la mia salvezza. Non avevo altro ormai. Solo un oltraggio da vendicare, un regno odioso da riconquistare. Meliade sapeva come fare. Mi mise a disposizione i suoi uomini, ma ben altro dovevamo preparare. Avrei avuto ai miei piedi un esercito assetato di sangue.

Visitammo molte città. Nella penombra di maleodoranti taverne come nello sfarzo di splendidi palazzi, arruolammo mercenari affamati solo di denaro e sangue. Sapienti adescatrici, ci stupivamo di quanto fosse facile. Per pochi ducati belve di tal fatta si facevano sottrarre volentieri alla intollerabile noia dei tempi di pace. Poi, una sera, Meliade mi sorrise. Eravamo ormai pronte. Per un attimo trasalii al gelo del suo sguardo. Sapevo che i suoi occhi erano il mio specchio.

La terra tremava al nostro passaggio. La metà di quegli uomini sarebbe forse bastata. Ma non dovevamo solo riprendere un regno. Il mio regno doveva tremare come mai gli era successo. Alla testa del nostro esercito io e Meliade portavamo il terrore. Tre giorni di assedio furono più che sufficienti perché qualcuno tradisse. Non per questo fu risparmiato. L’assalto fu terribile. La ferocia dei miei uomini esplose tra urla belluine che sovrastavano le urla di panico di quella che era stata la mia gente. Non ho idea di quanti innocenti persero la vita, quel giorno. Se pure fosse esistita, l’innocenza ormai non mi riguardava. La sola cosa che mi stava a cuore era che nessuno dei suoi uomini sopravvivesse. E che lui mi venisse portato al più presto. Quando me lo ritrovai davanti, ebbi il buon senso di non guardarlo in volto. Solo dopo aver affondato la mia spada, lo guardai. Appena l’orgia di sangue si placò, il suo corpo senza vita venne esposto sul piazzale della chiesa. Il cadavere del cavaliere venuto da occidente avrebbe vegliato tutta la notte la soglia della chiesa in cui venne celebrato il nostro matrimonio. Così disposi. Poi feci appena in tempo a varcare la soglia del mio palazzo. Persi i sensi.

Al mio risveglio, forse ho creduto per un attimo che nulla fosse successo, forse ho creduto per un attimo di trovarmi prima di tutto quanto. Di essere tornata quella di un tempo. Di essere un’altra. Furono forse le voci che provenivano dal piazzale, le voci delle belve che avevo arruolato, a farmi di nuovo realizzare tutto quanto. A farmi sciaguratamente tornare in me stessa. Per molti giorni non fui in grado di lasciare il mio letto. Meliade passava molto tempo con me. Mi raccontava di come andava riorganizzando il mio regno. Mi chiedeva disposizioni. Io cercavo di assecondarla, fingendo che il mio regno mi interessasse ancora. Auspicavo che fosse il terrore, solo il terrore a regnare sulla mia gente. Ma senza convinzione.

Poi un pomeriggio capii di avere le forze necessarie per alzarmi dal letto. Mi preparai come per un nuovo matrimonio. Mi feci bella come per un nuovo sposo. Poi mi velai. A Meliade dissi che quello era il suo regno. Lei mi disse che il suo castello sarebbe stato il mio castello. Lasciai quella città che non era più la mia città, senza provare nulla.

Così, ora che sapete quel che c’è da sapere, potrete evitare di cercare il mio volto. Perché il mio volto non è più in grado di andare incontro a nessuno.
Ora che sapete quel che c’è da sapere, potrete evitare di chiedere il mio nome. Perché l’ho dimenticato.
Ho trovato il modo di sopravvivere dietro questo velo. La notte lascio spesso il castello, per vagare senza meta. Spesso c’è la nebbia. Non sono mai sicura di tornare.
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Autore: Onhoff
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PostSubject: Re: Narrative and poetry gallery - Comyr's coronation feast   Sun May 04 2014, 03:53

[rp]
1459, La The Queen

Il mare quel dì era calmo come una tavola, solo un flebile vento lo sollevava creando piccole increspature nelle quali i raggi solari con il loro riflesso creavano un'aura quasi surreale. Seduto sulla parte alta del Faro nella città di Livorno, un giovane ragazzo mirava quella distesa d'acqua che si perdeva all'orizzonte, affascinato da tale splendore ne respirava l'intenso profumo, egli amava il mare e si sentiva parte dello stesso, restava ore a guardarlo fantasticando su fondali inesplorati e forme di vita sconosciute. Leggeva libri mitologici e ne rimaneva affascinato immaginando l'esistenza di un Dio chiamato Nettuno che ad un sol cenno avrebbe potuto spazzare via ogni forza di vita.

Navi fantasma, vascelli abbandonati, naufragi spettacolari, disastri navali di particolare ingenza, tratti di mare infidi e pericolosi, barriere coralline affioranti, eventi bellici e scontri in mare hanno contribuito a disseminare il fondale di mare di relitti, ognuno dotato di una propria storia, e di un’aura in alcuni casi a dir poco leggendaria. Tra le storie passate ne ricordò una in particolare...

1459 data in cui la The Queen fu costruita e varata nel Regno delle due Sicilie, la storia che vide la nascita di questa Caracca di Guerra fu tormentata sin dalla sua creazione, in bilico vi erano disappunti politici che con forza si schieravano contro un uomo di origini nordiche il quale con il suo modo di fare e la sua parola aveva scoperto numerosi altarini politici facendo perdere consensi e reputazione a vili sostenitori di una politica utopica e innovativa, quell'uomo rappresentava una mina vagante, un pericolo costante per le loro posizioni ma nulla poterono fare contro costui, poichè egli si era abilmente insinuato nelle grazie della Principessa che a spada tratta lo difendeva e che per lui avrebbe dato la sua stessa vita.

William era il suo nome, alto circa un metro e ottantacinque dai capelli neri corvini ed occhi scuri come le profondità del mare, carnagione olivastra dal vestiario sempre di colore nero ma con accessori di fine eleganza. Nato da una famiglia di nobili origini ed indirizzato agli studi umanistici e politici, aveva vissuto nella propria città ricoprendo sin da giovane, ruoli politici di ampio spessore sino a quando non decise di improntare un viaggio al fine di realizzare un sogno, quello di costruire un'imbarcazione potente per solcare i mari e rendere non solo servigi alla sua patria ma anche intraprendere la passione di abile mercante.

Quest'uomo aveva un carisma da condottiero, riusciva a sollevare orde di consensi con la forza della parola e portar qualsiasi ragionamento a suo vantaggio, fu così che si circondava da amore ed odio ed era così che egli aveva scalato alte montagne sino a raggiungere il suo principale obiettivo, lei.

Era conosciuto anche come un seduttore i cui modi di fare non lasciavano indifferenti coloro che avevano il piacere e l'opportunità di incontrarlo, egli era schivo alle frequentazioni pubbliche se non per esporre il proprio pensiero e mostrare i propri ideali, oppure al fine di intavolare discussioni atte alla realizzazione dei suoi obiettivi. Aveva avuto molte donne di diversi ceti sociali, ed era contornato da molte amanti che di giorno apparivano agli occhi esterni donne virtuose e devote ai propri mariti e di notte si lasciavano brandire e possedere dalle lingue infuocate del peccato che quell'uomo riusciva ad incendiare nelle carni di ognuna di loro.

In uno dei suoi viaggi giunse nel Regno delle due Sicilie recandosi al cospetto della neo principessa d'Abruzzo, egli aveva sentito parlare del carisma e benevolenza della dama e della sua pregevole bellezza, inoltre sapeva che i porti abruzzesi erano anche muniti di quanto si necessitasse alla creazione di Caracche di guerra.

Attese nella sala reale l'arrivo della donna, si guardava intorno con aria imperturbata ammirando la preziosità dell'arredo sin quando fu annunciata lei, donna dai capelli color dell'oro raccolti in un'articolata acconciatura tenuta ferma dalla corona la quale, nell'immenso splendore, era tempestata da rubini, smeraldi e diamanti. La principessa era di giovane età succeduta al trono come figlia unica del padre morto improvvisamente durante una guerra nelle terre laburine, uomo giusto ed equilibrato aveva lasciato una provincia nelle mani della sua unica figlia la quale circondata dai consiglieri doveva crescere in fretta e non permettersi errore alcuno.

William la guardò con interesse, la principessa era ancor più bella di quanto la si descrivesse e, dopo convenevoli del caso, egli iniziò a dialogare con la principessa trovando argomentazioni che suscitarono il ella interesse e provocazione, pochi incontri successivi riuscirono a rendere lei schiava della presenza dell'uomo e marionetta consenziente di ogni suo dire.

Non si è mai capito se l'uomo l'amasse o usasse ma, quando gli stessi venivano sorpresi in una passeggiata nelle corti reali o nelle sale di palazzo, sembrava che intorno a loro un'aura di passione e desiderio emanasse un intenso calore percepibile dagli sguardi che si scambiavano e che sembravano spogliarsi reciprocamente e dal tono della voce che con armonia e sensualità rapiva lo spettatore.

Tanti erano i pettegolezzi che giravano intorno a loro, incontri notturni ove il desiderio si consumava in luoghi segreti, o fugaci baci celati dagli ampi ornamenti che adornavano il palazzo. Alcuni affermano di aver sentito voci provenienti dalle stanze reali dei due ansimare parole d'amore e gemiti di passione, ma nessuno aveva il coraggio di dar voce pubblica a tali insinuazioni altrimenti avrebbero rischiato di marcire nelle prigioni del palazzo.

Dopo numerosi scontri sia pubblici che in seno al consiglio, l'autorizzazione per la costruzione della Caracca fu data sotto volere assoluto della principessa, ella stessa ordinò che la realizzazione fosse celere e di ottima fattura, così fu, nonostante la massa di persone che in essa provavano stima e ne acclamavano l'equità, iniziarono ad allontanarsi passando da suoi sostenitori ad acerrimi oppositori.

Un mese di lavori e la Caracca fu realizzata e varata con il nome di "The Princess", come ringraziamento personale di William verso colei che aveva permesso la creazione di un oggetto unico nel suo genere e fattura.

Quando la The Queen lasciò la protezione del porto di Chieti il 30 gennaio 1459, le condizioni climatiche erano pessime, vento molto forte, stava nevicando e la temperatura era rigida, tant'è che molti blocchi di ghiaccio galleggiavano nel freddo mar Adriatico. Le possibilità di sopravvivere per un naufrago, in un mare così freddo e con un tempo come quello, erano nulle.

La The Queen iniziò il proprio viaggio la lista dei passeggeri comprendeva 8 ufficiali e 10 passeggeri tra cui uomini e donne, essa era imponente innalzandosi dalle imbarcazioni adiacenti, solo l'albero maestro dalla vela Latina era il doppio delle comuni imbarcazioni e da ogni fianco della nave spuntavano una dozzina di lucenti cannoni pronti a far fuoco.

All'orizzonte la nave perdeva delle sue maestose dimensioni rimpicciolendosi all'occhio umano ma, dal porto, ancora un gruppo di persone mirava tale magnificenza così ancora il vociferare dilagava nell'aria sino a disperdersi completamente poche ore dopo.

Quando la figura di William, temuta per impeto e carattere da tutti i presenti abbandonò il palazzo per ragioni commerciali, la principessa si ritrovò in un covo di serpi che con falsi sorrisi tramavano contro la corona e pianificavano vendetta come riscatto per aver perso consensi e nomea agli occhi del popolo a causa di quell'uomo che senza timore li aveva affrontati uno ad uno. Quale momento migliore era quello di colpire colei che l'aveva spalleggiato ed esaudito ogni suo desiderio, costoro senza scrupoli si riunirono al fine di destituire la principessa dai suoi poteri.

Passi si udivano lungo il corridoio che portava alla sala reale ove la principessa era intenta a dialogare con alcune ancelle sue devote, le porte furono spalancate con forza dalle guardie tanto che il suono ridondò in tutta la sala facendo sussultare le dame ed indietreggiare di alcuni passi la principessa. I consiglieri brandendo una petizione si avvicinarono con aggressività alla principessa e, afferrandola per un braccio, la scossero per tutto il suo esile corpo sfilandole la corona e facendola cadere al suolo come l'ultima delle sguattere. Sgomento, paura e urla soffocate furono le reazioni delle ignare presenti

Ma come vi permettete, io sono la Principessa!

dichiarò con voce ferma la principessa non riuscendo a placare il tremore che le scuoteva tutto il corpo, il pensiero della donna volse verso l'uomo che amava e che in quel momento era all'oscuro di quella situazione, solcava i mari in direzione Pola sicuro che tra meno di un mese avrebbe fatto ritorno a Chieti. All'anulare della sua mano destra portava un anello, oggetto che la principessa volle fargli in dono affinchè il suo pensiero guardandolo fosse rivolto a lei, un sorriso si delineò sul viso di lui e, afferrando con più forza il timone, virò verso la meta.

I consiglieri, avevano destituito la principessa rinchiudendola nelle prigioni del palazzo con l'accusa di Alto Tradimento ed abuso di poteri, ella come una statua non versò una lacrima e con eleganza ed espressione di chi non aveva nulla a che vedere con quelle accuse, si recò senza farsi toccare dalle guardie verso la cella.

Nella Provincia le polemiche e le voci non trovarono risposta benchè molte erano le domande e ancor di più i lati oscuri della vicenda ma, si sapeva, che le parole si sarebbero man mano estinte nei giorni a venire mentre qualcosa di più grave ancora fomentava nel buio dell'incertezza.

Alle 21:08 del 30 gennaio 1460, una caracca da guerra e due galee di combattimento sotto il comando di Alexander I lasciarono i porti veneziani per inoltrarsi nel Mar Adriatico, queste erano state inviate dal Doge della Serenissima con un compito ben preciso, affondare la The Queen e tutto l'equipaggio.

In lontananza William avvistò le navi, l'espressione di vedere quelle tipologie di navi iniziò a destare in lui un senso di turbamento, richiamò a se tutto l'equipaggio facendo preparare la The Queen all'assetto di guerra, se fosse stato necessario dovevano esser pronti al contrattacco. Le navi si avvicinavano sempre di più, questo non era un buon segno e quindi ciò che poteva essere un pensiero si tramutò in reale certezza.

Dalla caracca di guerra furono sparati tre fuochi di cannone contro la The Queen mentre le galee di combattimento circondarono l'imbarcazione di William senza dargli via di fuga, il primo colpì la nave a prua direttamente sotto la linea di galleggiamento, immediatamente la The Queen piegò a dritta. William cercò di governare la Caracca ed ordinando di far fuoco, i colpi andarono a compire le Galee laterali creandosi un varco d'uscita, da sola la The Queen non avrebbe mai primeggiato sulle tre imbarcazioni. Il secondo colpì la The Queen nell'area della piscina facendo esplodere completamente quella zona, la nave iniziò ad imbarcare acqua e tra l'equipaggio iniziò a fomentare il terrore di una morte imminente

Restate ai vostri posti e fate fuocoooo!!!

ordinò ancora William nella quale mente scorrevano tutte le immagini del suo soggiorno nella Provincia Abruzzese e del probabile tradimento della principessa verso di lui, ciò fece risalire un impeto di rabbia che accecò l'uomo, ruotò il timone tutto a destra facendolo roteare all'impazzata, la nave fece una rotazione a 90° portando il fianco con i 12 cannoni puntati sulla caracca da guerra, sicuramente sarebbero morti ma avrebbero affondato la nave nemica

FUOCOOOOOOOOOOO!!

ordinò con tutta la forze e l'ira che poteva e uno dopo l'altro quei fuochi colpirono la nave nemica che accusando i colpi iniziò ad imbarcare fiotti d'acqua mentre l'albero maestro spezzato da una palla di cannone si rovesciò sulla poppa della caracca investendo alcuni marinai, ed infine il terzo colpì la sala armamento devastando l'intero scafo. Presto il castello di prua venne sommerso quasi completamente, mentre la poppa si alzava sopra il livello del mare, in meno di cinquanta minuti, la The Queen affondò nelle acque nere e fredde del mar Adriatico, portando con sé 19 persone compreso il capitano William.

Il giorno dopo giunse nella provincia d'Abruzzo una missiva con sigillo della Serenissima, il nuovo principe eletto dai consiglieri nonchè fautore dell'opera di ribellione ne lesse il contenuto





l'ordine al porto Teatino fu celermente inviato e la missiva veneziana lasciata ardere nelle fiamme del maestoso camino di palazzo reale. Il giorno dopo la principessa fu portata nella piazza principale ed al 12 rintocco della cattedrale fu impiccata sotto gli occhi dell'intero popolo.
[/rp]

Autore: Emanuele Federico Corleone
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PostSubject: Re: Narrative and poetry gallery - Comyr's coronation feast   Sun May 04 2014, 03:54

[rp]Fante, Cavaliere o Generale?

Chi tu sia non importa, sempre di guerra si tratta e immancabilmente, il giorno dopo, Colei che brandisce falce, che non conosce cote, torna con carico capiente al suo solitario casolare.

Ancora non v’è striatura d’alba, la notte con i suoi rumori sinistri fa chiudere i mantelli attorno al proprio corpo, come se fossero corazze.

“Sei pronto? Sei pronto? Sei pronto?...”


Un sussurro che si propaga per tutto il campo, non arde fuoco, il buio è compagno del guerriero, che ha animo pesante, quel vociare appena udibile pare un macigno posto sui cuori.

Che alternativa aveva il fante? Servo di un misero padrone che per non pagar decima in oro, consegnò alle file del suo Signore carne.
“Cosa ci faccio qui? Io non so combattere. So arare, raccogliere frutta e pigiare l’uva nei tini.”

Un muto sguardo verso quell’uomo che negli ultimi tre giorni ha cercato di fare di me un soldato, la paura è stata la mia musa, ogni consiglio è nella mia confusa mente e quel sussurro che dilaga, carico d’aspettativa.
“Sei pronto…?” Si spegne nella mia mente che vorrebbe urlare “Nooooo, non lo sono!”


Il Cavaliere scelse.
Indomito e vestito di coraggio soppeso la mia lancia.
Il mio destriero, tozzo a vedersi, batte lo zoccolo a terra impaziente, faccio parte delle forze scelte, entriamo in campo con irruenza e ci incuneiamo nelle file nemiche, esse ondeggiano e le facciamo cedere, sgretolando l’onda, ed è allora che il fante può proseguire e dilaniare la cortina eretta.
“Sei pronto…?” La sento nella mia mente “Sìììììì, lo sono!”


Dopo essere stato fante, ho guadagnato il mio grado, a me si affidano per le scelte tattiche.
Siamo arrivati primi e abbiamo scelto, nostra è la collina e il sole sorge alle nostre spalle, numericamente superiori, sferreremo il nostro attacco, non daremo loro scampo, nessuna via di fuga.
Guardo gli uomini, alcuni hanno stivali troppo pesanti e so che i loro piedi patiscono le vesciche, le loro armi son di ripiego.
Strappò dalle mani di un adolescente un forcone.

“Pensi che troverai paglia laggiù?” Con la mano indico la piana che ho scelto per ingaggiar battaglia.
“Torna ai campi, questo luogo non è per te.”
L’ho umiliato, mi odia per come l’ho trattato, un giorno capirà che la sua vita era più importante di morire su una piana tenendo tra le mani un forcone.
“Sei pronto…?” La solita domanda, si può mai esser pronti a tale evento? “Forse sì e forse no…”
[/rp]

Autrice: Cassandra_Guicciardo
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PostSubject: Re: Narrative and poetry gallery - Comyr's coronation feast   Sun May 04 2014, 03:54

[rp]Odore di sangue aleggiava nell'aria ed il rosso carminio si imprimeva sulla terra battuta ove la natura più non si apprestava a ricrescere, in lontananza grida di sofferenza, dolore, incitazione di morte ed il suono acuto dei metalli che si scontravano, era divenuta l'unica musica udibile in quei frangenti...dal tramonto all'alba.

Gli occhi scrutavano il circondario, il respiro era trattenuto sino a divenire nullo ed il cuore che, in quanto muscolo involontario e non gestibile, batteva in corpo agitato dall'ennesima notte di morte risuonando come un tamburo e scuotendo le membra. La mente attenta ad ogni mutamento si suoni, anche il più piccolo rumore era un campanello di allarme, spalla a spalla con la sua lancia il soldato fronteggiava il nemico.

"Guerra maledetta che tu sia, tu bramosa di potere e che godendo del baluardo su cui ti poni come giustiziera, non esiti a far tabula rasa di chiunque ostacoli il tuo cammino. Morte è il tuo secondo nome e povertà le tue armi... guerra fedele compagna di chi brama il potere e di chi folle ne detiene lo scettro"

Lo scontro era prossimo, la luna fece brillare le lame che si aizzavano per fendere l'aria, la lancia si pose in formazione di attacco, tra le labbra degli uomini una preghiera ad Aristotele veniva recitata e nella loro mente fluivano le immagini dei loro cari nella speranza di poterli riabbracciare alle prime luci dell'alba.

I corpi cadevano al suolo l'uno dopo l'altro, il soldato con lo scudo parava i forti colpi che indolenzivano il braccio mentre con la spada ne sferrava in attacco i quali si arrestavano nel corpo del nemico che, piegandosi a metà come uno stelo piegato dal vento, con spruzzi di sangue crollava al suolo immobile.

Le mani oramai sporche del sangue altrui scivolavano sull'elsa, gli occhi scrutavano la luna nell'attesa che morisse all'orizzonte e che la guerra cessasse per quel breve frangente di tempo. Un attimo, un soffio ed una lama gli sfiorò il viso, giusto il tempo di indietreggiare, gli occhi fissi in quelli del nemico il cui volto era celato dall'elmo ed il corpo da una pesante armatura e subito lo scudo prese il suo posto a difesa del corpo.

Una serie di colpi si alternarono l'uno dopo l'altro seguiti da urla che riuscissero a dar più forza alle sferzate, il soldato si chinò sulle ginocchia tenendo lo scudo sul capo, gli occhi fissarono l'obiettivo e la spada seguì gli ordini dettati dalla mente, un colpo di spada netto ed anche quel nemico cadde al suolo.

Il respiro era irregolare, il soldato sentiva ogni parte del suo corpo dolere dagli sforzi di attacco e difesa, sentì in lontananza il richiamo delle truppe, un respiro di sollievo scaricò lungo le braccia l'incessante tensione, si chinò sul nemico esanime e toltogli l'elmo un sussulto fu appena percepito dai commilitoni astanti. Il volto di un ragazzo neanche dodicenne giaceva al suolo, i denti morsero il labbro inferiore sino a farlo sanguinare e quel gusto di ruggine invase la bocca mentre gli occhi oramai stanchi si chiusero e la mano si posò delicatamente sul volto del giovane oramai morto

"Che tu possa cavalcare tra le valli dei campi Elisi giovane guerriero, che tu possa riposare finalmente lontano da questa cruda ed ingiusta realtà"
[/rp]

Autore: Emanuele Federico Corleone
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PostSubject: Re: Narrative and poetry gallery - Comyr's coronation feast   Sun May 04 2014, 03:54

[rp]Il Generale Matteo della Gherardesca con il suo esercito era giunto a Piombino, Eleonora già doveva entrare nel contingente, Cassandra non era tenuta a farlo, aveva scelto di intraprendere gli studi medici, lo diceva sin da piccola, quando ancora due trecce rosse contornavano il suo viso infantile.

Quella sera la richiesta del Generale di entrare nella sua lancia e di brandire Shaula, una lama mora, una sciabola dal filo tagliente, il suo maestro, d'origine araba della città di Kufa, le aveva insegnato come tenerla ben salda tra le mani, sia in posizione d'offesa, che di difesa.

Già il conflitto vedeva nemici persone nate nell stessa Repubblica e per loro, nella stessa città, era la guerra tra la Repubblica Fiorentina e la compagnia della Mano Nera. Il Generale nemico era una persona che loro due conoscevano sin da quando era ragazzino, li conoscevano tutti, quelle erano le vite che Cassandra si preparava a spegnere.

Non solo si ritrovava a essere potenziale dispensatrice di morte opponendosi così all'etica dei suoi studi, Shaula avrebbe cercato le carni di persone dal volto noto, alcuni erano amici di sempre e, nonostante le continue diatribe, con alcuni di loro aveva giocato, lavorato, persino fantasticato di viaggi, uno di loro si era anche innamorato di lei.

Quella notte entrò silenziosamente sotto il comando del General,e mosserò verso Volterra e lì vi fu lo scontro, Cassandra uccise due uomini, uno stava per colpire Eleonora e la scelta fu semplice, Shaula fendette l'aria e incontrò il torace dell'uomo, il sangue le schizzò sugli abiti, sul volto, ma non paga estrasse con forza la lama e voltandosi uccise un altro nemico.

Il generale cadde quella notte e ripiegarono a Piombino, lei si ripiegò per giorni su se stessa e per un lungo periodo la morte che aveva dispensato fu un'ombra nel suo cuore.
Anche quella volta aveva compiuto una scelta difficile.
[/rp]

Autrice: Cassandra_guicciardo
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PostSubject: Re: Narrative and poetry gallery - Comyr's coronation feast   Sun May 04 2014, 03:55

[rp]Era un giovane di bell'aspetto, sicuramente avrebbe infranto molti cuori se non avesse scelto di partire per la guerra....
Nemmeno sapeva per chi o per cosa avrebbe combattuto, il suo solo scopo era ricevere una spada e con quella poter dimostrare di essere ormai uomo....
Nessuno doveva però sapere che il suo cuore piangeva la notte, quando disteso su di una brandina al riparo di una tenda da campo, pensava a sua madre....
Si copriva il viso per non far vedere le lacrime nemmeno a se stesso.
Un uomo non piange diceva tra se....
Un vero uomo deve farsi onore, niente può scalfirlo, niente lo può indebolire, niente può far si che altri notino le sue lacrime.....

Ma il volto della madre era sempre li, in primo piano, la sua dolcezza, la carezza data in quell'addio....
erano ancora cosi forti e reali nella sua mente.....
Scosse la testa per cacciare via quel pensiero, come fosse una mosca che lo infastidiva....
Domani avrebbe combattuto....
Domani la sua spada avrebbe squarciato qualche petto....
Domani sicuramente chi lo avrebbe incontrato, si sarebbe reso conto di quanto fosse ormai diventato uomo.....
Domani......
Si...Domani forse qualcuno avrebbe scritto....

Cristalli di rugiada
nelle ferite aperte
al primo raggio di sole
il sangue diluiscono,
poi lacrimano rosea giada
sopra le gote smorte
e senza batter di cuore
le labbra inumidiscono.

Disteso sul muschio umido
con gli occhi rivolti al cielo
hai il nome di tua madre
bloccato tra gola e voce,
sul petto un tempo impavido
piegato come uno stelo
resta uno strano livido
dove segnò una croce.

Selle aste fiere ancora
le bandiere schioccano l'orlo
e le indenni else umiliano
perché prive del loro pugno,
mentre l'eco che ormai spira
fionda il risuonar dell'urlo
dove l'oro e il blu si fondono
con il fuoco del tramonto.


Poi rigirandosi sulla branda si addormentò...

E fu proprio nel vederlo e ricordarlo ancora come addormentato che un poeta scrisse.....


E' il vento...
che anima i fili d'erba,
non il tuo respiro
che nell'attirarli a se... si è fermato.

Occhi immobili,
nei quali il futuro,
opaco...
si è inabissato.

La poesia della tua vita
più non vive,
ma... della tua anima
qualcuno ancora scrive.

Dai rami cadranno, le tue mute parole.
L'ira che ti ha colmato la vita,
spiata dal fato, ora plana come le foglie,
Silente e, senza più stagioni.

Qualcuno le leggerà,
all'ombra del tuo verde,
perché della tua vita,
nulla più s'è detto.

Il tuo nome non lo so dire
t'han chiamato solo "il soldato".
Ma... al riparo dalle maree,
la tua poesia ho creato.
[/rp]

Autore: Roger2
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PostSubject: Re: Narrative and poetry gallery - Comyr's coronation feast   Sun May 04 2014, 03:55

[rp]Steso ad asciugare percepii il tepore dei raggi del sole, poco alla volta l’umidità mi abbandonò e candido fui pronto per affrontare il mio destino.
Nato a Fabriano, io e quattro mie fratelli fummo inviati a Roma, talmente ben riusciti da esser posti su un grande tavolo in mogano in un’ampia stanza.

La giornata era assolata e me ne stavo riposto in una culla in legno, vezzeggiato e ben areato, una vita agiata la mia.

Quel dì, dopo vari giorni di silenzio, la mano portante un anello, si pose su di me e fui accomodato su un grande scrittoio, trepidante attendevo che la penna mi solleticasse, avevo sentito, da altri miei simili, che l’emozione era talmente intensa da lasciar senza fiato.

“Eccola scende lieve, la prima lettera vien vergata.
Mi fa il solletico!"
Vibro solo un poco, le fibre si tendono e ricevo un bel inchiostro dal color blu intenso.

La mano scivola e il pennino ogni tanto si scontra con la mia fibra, non è dolore, anzi è piacevole, finalmente non sarò più completamente bianco, incontrerò l’inchiostro che resterà impresso su di me.

“Oh! Ma sarò un documento ufficiale, probabilmente custodito gelosamente in teca.”
L'esuberanza fa rischiar la sbavatura. "Devo contenermi, non posso rischiare di essere bruciato per imperfezione." Rilasso la trama.

Man mano che le lettere si unisco tra loro scopro il mio futuro.

Osservo la mano, è molto sicura di sé, la pelle è grinzosa.

“Un po’ mi assomiglia, pure io lo sono, pare saggia e avveduta.

Per tutte le carte di questo mondo! Sono un trattato!"


Esulto. "Il mastro cartaio sarà orgoglioso di me."

"Significa... significa... che proverò anche la cera, il sigillo.
Forse mi farà male, nessuno mi ha preparato a questo, dove sono i miei fratelli? Ho paura è calda, noi rigettiamo il fuoco. Brucia!”


Solo un attimo e poi ritorna fresca, il sigillo s’imprime nella mia trama, solo una lieve sbavatura e poi capisco infine la firma.

“Sua Santità…”
[/rp]

Autrice: Cassandra_Guicciardo
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PostSubject: Re: Narrative and poetry gallery - Comyr's coronation feast   Sun May 04 2014, 03:56

[rp]Incontro Principesco

Era lì, seduto all'ombra di una secolare quercia in mezzo ad una distesa verdeggiante ove l'estate regalava agli occhi un'infinita cromia che, a macchie, vestiva la campagna di un tessuto multicolore vivacizzandone la scenografia. Il tutto sembrava ovattato ove fievole era solo il rumore di un ruscello ed il guizzare dei pesci nello stesso.

Gli occhi del giovane si soffermarono sui vari colori, scorgendo una pianta di azalea di un vivido rosso, morbido, delicato e stemperato, esso rappresenta la femminilità e la temperanza, simbolo anche della fortuna. Poco più distante come gioviali campanellini del bianco e giallo spuntavano delle bocche di leone, strano che essi rappresentassero l'indifferenza, infatti il giovane ne fu catturato ed ammaliato della loro bellezza.

"Meravigliosa la natura, perfetta nelle sue miriadi di manifestazioni...

sussurrò mentre gli occhi si spostavano su di una distesa di papaveri rossi, margherite e primule di vari colori

...Orgoglio, giovinezza e semplicità"

sorrise per quanti significati aleggiavano in tal meraviglioso ambiente, socchiuse gli occhi poggiando il capo sulla nuda corteggia, sentiva le insenature e ne percepiva la ruvidità, mentre rimaneva estasiato dalla vista ed inebriato dall'olfatto, sentì un tonfo con conseguente urlo, si destò scattando in piedi ed arguendo l'udito per individuarne la sorgente

"Che succede, chi è?"

da tale incitazione seguì una richiesta d'aiuto, il giovane corse in direzione della voce scostando la selva che gli sbarrava il passo, con occhio fugace perlustrò la zona per poi focalizzare il suo sguardo verso una scena del tutto singolare, una dama dai biondi capelli dorati che bagnati le ricadevano ribelli sul viso, lo guardava con i suoi occhi color del cielo, completamente bagnata da capo a piedi e con aria disperata.

Infatti il ragazzo comprese subito la causa di quel bizzarro fato, il cavallo del quale ella teneva ben salde le redini, era stato restio nel proseguire la sua marcia e, dopo numerose esortazioni, ella sarà stata tentata di smuoverlo strattonandolo con le redini smontando dallo stesso, purtroppo la gentil dama aveva sorvolato il letto vischioso del ruscello quindi, distrattamente, era scivolata in esso in un fragoroso tonfo.

Una sonora risata echeggiò nella radura, il viso della dama, uditala, passò dal disperato all'imbronciato, tant'è che il giovane, avvertito tal sentimento, si fermò riprendendo nuovamente un'espressione seria...se così si poteva dire.

"Mi permetta di aiutarvi dama e perdonate per quanto avete visto, non accadrà più"

vide i piedi nudi della dama e risalendo con lo sguardo aggiunse

"Cara dama, perdonate ma senza calzature è ovvio che siate scivolata vista la viscidezza del fondale"

la ragazza indispettita volse lo sguardo aldilà della riva ritornando nuovamente a spronare il cocciuto cavallo che da quella posizione non accennava a muoversi.

"Non vi preoccupate posso farcela da sola e non ho bisogno dell'aiuto di nessuno!"


- sopratutto di un villano come voi - pensò

Il giovane accennò un sorriso e a dispetto di quanto appena udito, prese le redini dalle mani della dama facendo passare le mani nelle briglie in corrispondenza del morso e, dando un sonoro schiaffo sul posteriore del cocciuto animale, questo decise di muoversi ed abbandonare la frescura del ruscello.

Pochi passi e nuovamente la terra ferma fu battuta dagli zoccoli, il ragazzo si voltò vedendo la dama che cercava di risistemarsi i capelli per assumere un aspetto più decoroso ma, purtroppo le condizioni, non erano delle più favorevoli. Scosse il volto accennando un sorriso per poi aggiungere

"Dovreste cambiarvi dama, anche se siamo in stagione calda potreste prender un malanno"

Con nasino in su la ragazza uscì dal fiume, le guance rosse svelavano l'imbarazzo provato e gli occhi fugaci allo sguardo di lui mostravano la timidezza che in quel frangente la ragazza provava.

Prese le redini del cavallo dalle mani del giovane

"Vi ringrazio per la gentilezza, non vi preoccupate per la mia salute ho un ricambio con me e, appena troverò un posto celato...

guardò l'uomo facendo capire che la sua presenza non consentiva il cambio

... toglierò gli abiti inzuppati"

In silenzio rimasero per pochi minuti mentre la giovane donna risistemava in uno chignon i lunghi capelli.



Il ragazzo per un attimo tornò indietro rivangando il suo passato, pochi mesi lo separavano dal ricordo di una giovane dama, anch'ella dai lunghi capelli ma di color castano, gli occhi grandi ed espressivi di una luminosità abbagliante incastonati da un viso dolce e sincero come un piccolo angelo venuto dall'infinito cielo. Ricordò quanto ella rappresentasse la sua gioia, il suo pensiero e la sua preoccupazione quotidiana, il tempo trascorso con lei era sempre residuo poichè la vita l'aveva segnata e purtroppo in seno gravava un male che l'avrebbe portata via dai suoi affetti, ma sopratutto da lui.

Il cuore iniziò a battere mentre un velo cupo gli adombrò il viso...

"Ti voglio bene..."

le ultime parole al capezzale quando egli, stringendo la mano della ragazza, vide l'anima abbandonare quell'esile corpo e tutta la luminosità che l'avvolgeva affievolirsi man mano. Ancora sentiva vivide le stesse emozioni che in quel frangente lo resero schiavo del dolore, un dolore che partiva dallo stomaco e piegava il suo corpo in due, un nodo alla gola che come una cesoia non lasciava passar filo d'aria, e di suoi occhi che lasciavano scorrere la sofferenza mentre, con viso riverso sulla mano di lei, invocava di non abbandonarlo

"Sorellina ti prego..."

le ultime parole per poi calar la nera morte su quella famiglia che, da allora fu scissa per sempre



"Tutto bene?"

chiese la dama carpendo quel momento di disagio

"Spero che non vi siate risentito di qualcosa che ho detto, anzi perdonate la mia arroganza non era voluta ed accettate le mie sentite scuse"

disse guardandolo negli occhi speranzosa che il giovane ritornasse gioviale come prima

"Non abbiate a risentirvi cara dama e scusate voi se vi ho dato a preoccupare, sono stato solo invaso da un ricordo passato e in esso mi sono assopito"

la guardò cercando di scacciare l'ultima immagine che da mesi lo tormentava

"Se volete, ed ovviamente vi fidate, posso io star attento che nessuno giunga mentre dietro quel cespuglio potreste cambiarvi d'abito, poi, se posso osare, vorrei accompagnarvi a casa così che nulla possa più accadervi"

la ragazza trovò la proposta di suo gradimento, il giovane gli spirava fiducia ed i suoi modi galanti avvaloravano il tutto

"Ve ne sarei grata messere, allora vi prego di allontanarvi così che io possa cambiarmi"

Il giovane sorrise e, prima di spostarsi chiede

"Di grazia potrei sapere il vostro nome?"

la ragazza sorrise, un sorriso diverso e di una dolcezza disarmante

"Il mio nome è Maria Isabella dei Giustiniani, principessa erede al trono di questa contea"
[/rp]

Autore: Emanuele Federico Corleone
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PostSubject: Re: Narrative and poetry gallery - Comyr's coronation feast   Sun May 04 2014, 03:56


[rp]
La lizza e l'onore

Il rumore delle spade che si incrociavano riempiva lo spazio della piccola arena , due soli contendenti si misuravano , abbigliati allo stesso modo : un giustacuore marrone su un paio di brache di tela ruvida , rinforzate da bande di cuoio su cosce e stinchi e infilate in un paio di stivali neri. Le mani erano protette da spessi guanti di pelle e un elmo copriva completamente il volto, uno dei due era più basso e minuto l'altro più prestante ma meno agile.

Il più piccolo sembrava in difficoltà : chiuso a difesa subiva i colpi dell'avversario che attaccava con ampi tondi laterali , indietreggiò ancora e ancora, rimase sulla difensiva finchè l'altro non lo strinse quasi con le spalle al muro.

Fu un attimo ... l'attaccante alto mosse il capo per proteggere gli occhi da un raggio di sole e l'avversario si rianimò approfittando della sua distrazione con un colpo dal basso verso l'alto preciso e fulmineo incise il cuoio del petto , là dove batteva il cuore e prosegui fino alla celata dell'elmo .

Il guerriero alto perse l'equilibrio e l'altro non perse tempo ad approfittarne : completò il movimento sostenendo il piatto della spada con la mano libera e la portò sotto la gola nemica Fine dei giochi! sussurrò , l'avversario sorrise e alzò le mani , era un uomo di circa trent'anni la carnagione chiara e i suoi occhi erano del verde torbido delle paludi e la barba cresceva ispida e incolta sulla mascella squadrata Niente male ! L'avete fatto apposta? disse ravvivandosi i capelli rossi che che gli disegnavano piccoli ricci sulla fronte sudata.

Il contendente più minuto si mise in posizione di difesa e ridendo si tolse l'elmo , era una ragazza : sul viso magro da adolescente il naso all'insù era circondato da minuscole efelidi e gli occhi grandi brillavano di un blu intenso creando un intenso contrasto con i capelli rosso fuoco, legati in una crocchia alla quale erano sfuggite un paio di ciocche che le correvano intorno al volto e giù per il collo , lungo e sottile.
Certo che l'ho fatto apposta rispose sorridendo L'avevo puntata da un pò quella macchia di luce, e sapevo che se vi ci avessi attirato , considerando la vostra altezza , vi avrei accecato. E visto che siete più forte e più abile di me , era la migliore occasione per battervi. sorrise dolcemente e levandosi i guanti lo salutò con un cennò del capo Brava Reyra , sei molto migliorata negli ultimi tempi . Adesso va ci rivedremo domani. .

E i due lasciarono l'arena ...
[/rp]

Autrice: Reyra_
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PostSubject: Re: Narrative and poetry gallery - Comyr's coronation feast   Sun May 04 2014, 03:56

[rp]Strascichi di guerra

Un grido rompe la quiete della città la folla impazzisce molti fuggono qualcun'altro imbraccia assi di legno , pezzi di ferro , armi improvvisate e si predispone alla lotta si ode lo stridio delle prime lame e il clangore dell'acciaio.

La battaglia inizia...

Dobbiamo andarcene al più presto da qui , l'esercito è là fuori e noi stiamo perdendo tempo una donna parlava con il suo innamorato.
Prima che lui potesse rispondere la botola si aprì e un uomo sporgendosi attraverso disse Potete salire!. I due innamorati si issarono fuori dal nascondiglio , le finestre della casa erano tutte chiuse e l'aria aveva un buon odore. Sulla tavola erano disposte quattro ciotole da una delle quali proveniva un inconfondibile odore di carne. L'anziano sorrise e scostando la sedia invito i due a sedersi. La ragazza non si lasciò pregare e lasciò che il calore della zuppa le riempisse lo stomaco , dopo poco bussarono alla porta ...allarme e paura .. gli unici pensieri dei due... li avevano traditi...

Le fruste dei soldati iniziano a scoccare mentre nuove urla di terrore riempiono l'aria , grida di donne , bambini e vecchi , le fiamme divampano a pochi metri dalla città
nel rosso vorace del fuoco si vedono le figure immobili e attonite della gente ,si guardano le membra assistendo increduli alla dissoluzione della loro stessa carne sentendo il lancinante dolore.

Un uomo guardò fino all'ultimo una donna mentre la sua figura si disfaceva nelle fiamme e le sue ossa iniziavano a biancheggiare tra il rosso della carne come un mucchio di stracci e negli occhi una domanda senza risposta, tutto era avvolto da una cortina di fumo.

A terra si accumulano i primi cadaveri e chi fugge li calpesta quasi senza accorgersene pensando solo alla propria salvezza. I soldati iniziano a riversarsi sulla città e passano di casa in casa tirando fuori chiunque vi fosse rinchiuso uccidendo senza ragione , bambini separati dalla propria madre, donne passate a fil di spada.

Basta cosi poco per ridurre un intera città in macerie , le case prendono fuoco come fiaccole e la popolazione sebbene cerca di opporre resistenza è debole e disarmata
una lotta senza speranza.

I corpi dei giovani trucidati,
adagiati su carri e trainati,
l’urlo delle vedove che s’alza,
e nelle case oscurate rimbalza.

Questo lascia la guerra al suo passaggio buio e dolore. L'orizzonte desolatamente piatto inesorabilmente vuoto solo il fumo che sale su verso il cielo che era di colore giallo malato, gravido di una polvere sottile.
[/rp]

Autrice: Reyra_
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PostSubject: Re: Narrative and poetry gallery - Comyr's coronation feast   Sun May 04 2014, 03:57

[rp]Macabra sei tu, viscida
che al pari di una cortigiana
mostri mercanzie e desideri
facendo godere il pusillanime
di sogni perversi e devastanti
pur di toccar con mano
ciò che mai otterrà per sempre
ma solo per brevi e fievoli istanti.

Violenta e meschina,
manipolatrice abile
che senza pietà penetri
nell'ignavo al fine di,
con maestria di strega,
ottenere ciò che sempre
dai tempi dei tempi
hai ampiamente provocato,
ossia morte, potere
e devastante distruzione.


Lo scenario o almeno ciò che si poteva definire tale, poteva esser narrato come un girone infernale ove le anime schiave scontavano la pena eterna.

Un deserto si stendeva all'orizzonte, terra arida e polveri si sollevavano come anime perse alle folate di vento che spazzavano via lo scenario ivi proposto, come un dipinto amorfo e senza contorni, macchie di colore rosso erano disseminate sul suolo insieme a corpi trucidati ed adagiati sulla nuda e fredda terra avente in volto, espressioni terrificate dall'incontro con la mistica morte.

Due minuti e nudi piedi calpestavano quella terra oramai di nessuno, passavano di corpo in corpo lentamente, tentennando e fermandosi per poi chinarsi pochi attimi e proseguire il cammino che mai sarà dimenticato sino che anch'egli non sarà colpito dall'eterno sonno.

Folti e non curati avente un color castano scuro, occhi nocciola e viso sporco di terra ma dai lineamenti di chi, a causa di altri, era cresciuto troppo in fretta, questo era il ritratto di quel bambino di circa nove anni vestito di stracci. Si aggirava ponendo le nude mani tremanti al petto con l'espressione di chi desidera ridestarsi da un incubo che, con violenza innata, percuote quel minuscolo corpo lungo tutte le sue membra.

Voce interrotta e rauca di chi vorrebbe chiedere aiuto e sfogare quel malessere in un interminabile pianto liberatorio, ma di tal suono poche parole vengono espresse

Papà, papà dove sei...

I ricordi di quel padre, un uomo robusto e sulla trentina vestito di un'armatura ceduta dall'esercito del suo paese al fine di combattere contro il vile invasore, prometteva il ritorno a casa ed infiniti progetti futuri, il bambino ricordava il viso fiducioso del genitore che non staccando gli occhi dai suoi con le grandi mani gli serrava con amore le spalle


Tornerò figlio mio abbi cura di mamma

come un gioco di soldatini il figlio sorridente sorrise abbracciando il padre ignaro che l'indomani in quei casi fosse incerto, incerto come la vita stessa, incerto come quella promessa che venne strappata mesi addietro e nella quale ancora il bambino credeva, sperava, si illudeva con tutte le forze rimastegli.

Molto tempo era trascorso e tante le cose erano mutate da quel dì, gli occhi dell'ingenuo fanciullo erano stati spettatori di angherie, soprusi, violenze nelle quali aveva visto perire la madre senza poter intervenire, ma solo guardare una scena aggressiva nascosto nella botola del pavimento posto sotto al letto di casa, in silenzio, un pianto silenzioso perchè l'aveva promesso alla stessa madre


Qualsiasi cosa accada stai zitto e non muoverti figlio mio, dimmi che hai capito, dimmelo!!

ricordava quante volte aveva ripetuto quelle parole mentre sconosciuti sotto i suoi occhi celati nell'ombra, picchiavano e violentavano la madre, quante volte aveva giurato vendetta e quante volte piangendo avrebbe voluto morire, scappare o cancellarsi per non soffrire, egli ormai solo, solo nella ricerca del padre.

Ricerca che continuava tra i corpi immobili e freddi, gli occhi si sgranarono nel vedere un uomo di spalle dai capelli castani e dalla sagoma similare a quella del padre, si chinò quasi buttandosi al suolo, sentì lacerarsi le ginocchia dai sassolini sul suolo ma, quel dolore era al momento secondario, con tutta la forza che aveva cercò di voltare quell'uomo, era pesante il corpo e grida di disperazione gli diedero la forza di riuscire nell'impresa. Un silenzio tutt'intorno, il ragazzo tacque come addormentato alla scena ed esausto, sentì solo una mano sfiorargli la spalla per poi stringerla e scuoterlo da quel momento di torpore


Bambino che ci fai qua?

la voce ridestò il giovane che munito dall'orgoglio di figlio scattò in piedi pulendosi il viso dalle lacrime con un lembo di camicia oramai deteriorata

Cerco MIO padre, Antonio Bardini di Monferrato

come un soldato in miniatura racchiuse tutte le sue speranze in quella risposta trattenendo il tremore del corpo ed assumendo una posizione da valoroso soldato, l'uomo si chinò piegandosi sulle ginocchia affinchè i volti si trovassero allineati e guardandolo in silenzio disse


Sei il figlio del soldato Bardini, la somiglianza è impressionante

il fanciullo accennò un sorriso per poi scoppiare in un pianto liberatorio, era esausto, affamato, disperato, umiliato, mortificato e pur non conoscendo l'uomo d'istinto l'abbracciò stringendosi a lui più che forte che poteva

Voglio papà, dov'è mio padre?

chiese facendo scorrere sulle giovani guance aride quel fiume di lacrime per troppo tempo trattenute, l'uomo ricambiò l'abbraccio sentendo il cuore lacerarsi per questi episodi così troppo ripetuti e così strazianti

Vieni figliolo, tuo padre è in infermeria nella tenda del campo, non temere si rimetterà presto e tornerà nuovamente a prendersi cura di te

Quelle parole sembravano l'evolversi dell'incubo che per mesi aveva torturato il bambino, quel piccolo ometto reduce di una guerra che per bramosie altrui gli avevano segnato per sempre la vita facendolo crescere troppo in fretta e troppo rudemente.
[/rp]

Autore: Emanuele Federico Corleone
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PostSubject: Re: Narrative and poetry gallery - Comyr's coronation feast   Sun May 04 2014, 03:57


                    La nera.....

                    Scricchiolano le sue ossa
                    mentre raccoglie quel che le è dovuto,
                    non scava nemmeno una fossa
                    cosi può veder chi non ha ancora pagato.

                    Raduna in fila indiana
                    gli spiriti increduli e ancora sconvolti
                    e calcola con la sua meridiana
                    il noleggio dovuto per l'uso dei corpi.

                    Sorvola con nudità oscene
                    i confini dell'agone e i macrabi fumi
                    calpesta le ormai vuote vene
                    abbandonate dal sangue che ora scorre nei fiumi.

                    Nitriscono gli esausti destrieri
                    e zoccolando la terra sbavan sul morso,
                    cigolando, gli ammaccati cimieri,
                    par di un ultimo rantolo ripetere il verso.

                    Poi placida la nera si siede
                    tamburellando sui teschi con una tibia
                    e riaspetta, visto che l'uomo provvede,
                    cosi come la spiaggia riaspetta la sabbia.


                    Autore: roger2




                    The black .....

                    His bones creak
                    while collecting what it is owed,
                    not even dig a pit
                    so can see who has not yet paid.

                    Gather in a line
                    spirits still shocked and in disbelief
                    and calculates with its sundial
                    the car due to the use of bodies.

                    Soar with obscene nudity
                    boundaries of agon and the macabre fumes
                    tramples on the now empty veins
                    abandoned by the blood that now flows in the rivers.

                    The exhausted horses neigh
                    walking and the earth drool on the bite,
                    creaking, the bruised crests,
                    par with a last gasp repeat the verse.

                    Then the placid black sits
                    drumming on the skulls with a tibia
                    and wait again, seen that man shall,
                    wait again as well as the beach sand.


                    By: Roger2
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PostSubject: Re: Narrative and poetry gallery - Comyr's coronation feast   Sun May 04 2014, 03:58

[rp]TRISTANE E IL DESERTO DEL NAQAB

Sete.
Arsura di bocca, e l’odore del ferro sulla lingua, come una lama tagliente che, da guancia a guancia, segna un taglio decisivo.

La luce si riaccende in una tenda formata dalla stoffa di pantaloni stracciati, piantata sulla sabbia con due pali di legno.
Solo e seminudo.
La bisaccia dietro quasi vuota.
Si muove l’oggetto, ballando al vento caldo che giunge da una direzione ignota.
Sete, ed arsura di bocca.

Sete atroce.
La bisaccia è lì. Vicina e maledetta.

Non importa se il poco liquido contenuto sia veleno.
Va bevuto. Fino in fondo.
Prima di morire.

Fuori c’è una distesa bianca, si scollina e in fondo si vede solo il bianco, e il sole non ancora alto che riflette altro bianco, accecante; è come se tutti i colori si fossero uniti in unico biancore per scagliarsi sulla sua faccia smunta.
Non si sa nulla del prima.
Come Tristane fosse finito nella tenda.
Come fosse stato portato lì da solo, svenuto, senza armi né cibo.
Se recasse postumi di torture, oppure di battaglie perse.
Per cosa e dove.

Ricorda a malapena la sua spedizione, secondo dei pallidi disegni che si affacciano alla mente come la nebbia di autunno.
Avrebbe desiderato tanto sostituire al vento caldo dalla direzione ignota un po’ di quella nebbia fresca delle sue terre. Provando a tirare fuori qualche ricordo preciso, la testa rimbomba, terribilmente ustionata da un periodo di esposizione solare molto più lungo del previsto, in quel terreno così infido. Rena arancio e gialla.
Su bianco deserto di morte.

E sforzandosi di restare in piedi e poi di cercare una via, piangendo in silenzio di un destino che non capisce, Tristane sente ancora una volta quel gustoso sapore di ferro tagliente in bocca, che sembra essere suo unico nutrimento concreto.

La memoria di soldato e mercenario torna prepotente a fargli visita, ricordando le prime mosse che un vero uomo dovrebbe fare di fronte al pericolo, o all’ignoto che ha davanti. Mantenere la calma. In quel momento, costruendosi due calzari con gli stracci della tenda, per evitare di bruciarsi i piedi, capisce che l’istinto di sopravvivenza, che è proprio dell’essere umano, supera ogni disperazione.
Va avanti.


Per dove.
Si chiede mille volte il perché, lungo la sua goffa corsa verso una visione amica.
Passano minuti di grande fatica, in cui la mente deve cercare di trovare il conforto della speranza che prima o poi l’orizzonte mostri qualcosa di diverso.
Sete e arsura di bocca. Il peggio deve ancora arrivare.
Si chiede chi potrà recuperare i suoi resti in quel deserto disperso nel mondo, oltre ogni colonna di Ercole. Lui che aveva conquistato feudi e contee dove neanche i Monaci germanici arrivarono.
Dopo un abbondante cammino lungo una retta senza tracce né strade, gli viene in mente il ricordo dell’esercito schierato attorno a Costantinopoli e del suo comandante a capo di un assedio.
Qualcosa deve avere a che fare con tutto ciò. Si chiede altre mille volte il perché, e il come.

Avrebbe preferito forse morire affettato in un sol colpo da una lama?

Un uccello volteggia da un po’ sulla sua testa, silenzioso, nel cielo bianco inguardabile. Ha il becco ricurvo e delle piume nere e grigie che non ha mai conosciuto.
Ma si rende conto che si trova lì per assistere al suo calvario.
Le gambe pesanti che affondano nella rena non comandano più direzione dritta e sicura, adesso. Gli occhi all’orizzonte iniziano a scorgere solo altre dune, e colline a varie sfumature di gialli, e la disperazione ai lati.
C’è quel volatile in alto che dà una compagnia improbabile.

Sete e arsura di bocca. E un dolore aspro in gola che provoca malesseri.
Tristane sa bene che il pianto e le urla adesso donerebbero l’ultimo sfogo alla morte.


La morte……
Cosa rappresenta per esseri insignificanti come noi? Un ultimo amplesso, un gioco che dura il tempo di una lanciata di dadi, e poi via ad esplorare nidi che non immaginiamo neanche.
La morte si avvicina a passi felpati, insieme ai rivolgimenti dei granelli delle dune ad ogni folata strana di quel vento dalla direzione ignota.
Tristane si chiede in quel momento se è vissuto per la giusta causa. E così, incerto sul suo destino dopo la morte, si chiede quale bene ha fatto per la sua stirpe, e se le sue scelte fossero sempre state dettate dal giusto e dalle cose oneste.
è troppo tardi adesso recuperare i miei torti. Troppo tardi!”
Che giunga presto allora….
Oramai inclinato sul suo cammino definitivo, gli sembra improvvisamente, dopo molti giri di clessidra, di vedere un lungo oggetto davanti, lontanissimo, qualcosa che a quella distanza sembra un filo sottile all’orizzonte. Quella visione è il sottile filo di una speranza che Dio ha voluto donargli. Lui crede in quel filo. Lui che ha creduto nella purezza divina.
Carponi, con la bocca raggrinzita dalla secca morsa del deserto, raccoglie le sue ultime energie. Cammina e gattona, gattona e cammina.
Puf……

Il filo all’inizio non cambia dimensione, e sembra solo un processo della sua mente distrutta.
La morte e l’uccello sulla sua testa sono più forti. Convinti.
In quel momento di delusione la testa supera il peso del corpo e Tristane crolla privo di sensi.

Ancora
.[/rp]


[rp]Tristane, aprendo gli occhi, scopre dinanzi a sè una stele immensa, piantata nella sabbia.
Un’ombra si riflette di sguincio su quel grande monumento.
C’è una palma dietro, con del verde. Quel colore ridesta in lui il filo di vita necessario a respirare.
“Chi….. Chi sei?” domanda all’ombra, con gli occhi bruciati e ciechi, nel suo francese da conquistatore.
Il vento ha abbassato la sua forza fino al silenzio.
“Aiutami ti prego! Sto morendo!”
Dopo molti giri di vento, di fronte all’immoto, l’ombra si avvicina sollevando una sciabola d’argento. O Dio NO!

No.
Nooooooooooooooo.
Il nemico che vuole vendetta e la testa come cimelio?
Tristane lancia così il suo ultimo urlo prima dell’ennesima perdita di sensi
…..[/rp]






Autore: Torceumane
In ricordo di tutte le vittime di prevaricazioni di genere.
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PostSubject: Re: Narrative and poetry gallery - Comyr's coronation feast   Sun May 04 2014, 03:58

[rp]ANDÒ PER FARSI LA CROCE E SI INFILÒ LA MANO NELL’OCCHIO


Dutremont è burbero:
Bisanti e santissimi numi! Cuocio sotto il sole, mi rado i peli sempre più di rado, puzzo! Le donne che penetro nei miei amplessi mi guardano con lo stesso schifo di chi guarda a un brigante sul trono di Francia!
Mentre nudo osserva infastidito una cicatrice purulenta sul tallone, arriva in tenda il comandante delle forze a cavallo.
“Oddio Staterio!”
“Generale, è stato lei a dire sempre che bisogna avere fiducia, portare pazienza! Non mollare mai!”
“Basta! Pisani e genovesi la sanno più lunga di noi, si prendono il meglio. Le briciole non le voglio più! Giriamo intorno alla Giudea, imbattendoci in drappelli di predoni del deserto, ladruncoli, scaramucce. Abbiamo mosso un esercito faraonico, perché? Tu eri ancora nelle palle di Plutarco quando io e nonno lottavamo coi Visigoti e ho lasciato Roma coi Franchi dominatori. Ora lasciami lavare. Dopo una bella mangiata mi rimetterò a letto!”
La mano molle ricade così sul fianco scoperto, adagiandosi nella sua tinozza ricolma di vino irrancidito.
A tutto avrebbe rinunciato ma non al piacere dell’effluvio intenso del rosso Cutrone di Calabria che gli fanno giungere anche in quelle lontane terre arse dall’invidia. Rimovendo il tappo di legno e stoppa della sua anfora ne ingolla un sorso. Solo mandorle bollite e fichi scuri senza miele accompagnano le sue bevute del purpureo quando non c’è carne e formaggio.

Le battaglie del generale sono un disastro, spreco di ferro e sangue che non trova pace, né ritorno economico. Anni or sono aveva seguito eserciti teutonici e i cavalieri impazziti di san Giovanni che fuggivano dai loro peccati, per buttarsi sgangherati nella lurida sozza seconda missione, per nome e conto di uno dei tanti successori illuminati di papa Urbano.
Ne aveva infilzati di polli, vendendo il suo finto coraggio e dirigendo con maestria diversi attacchi contro fortezze apparentemente inespugnabili: futile lustro e benemerenza. Restava lui unico intoccato dalla divina bontà, quattro anni frustrato lontano da casa. Ubriaco.
L’età avanza, la panza pure. Il corpetto stringe ai fianchi e le maglie di ferro incasellate una vicino l’altra stridono sull’armatura che inizia a farsi marrone all’aria della clessidra. Occorrono ricchezze che nemici, rivali d’amore, cavalieri e persino scemi di villaggi sono riusciti a fare andando a conquistare terre sante.

D’improvviso un messo eunuco si presenta in tenda con un affanno inusitato e voce da femmina gravida, facendolo sussultare:
“Merdoso, spaventastimi!”
“Perdonate generale” l’eunuco genera ilarità fra i soldati in tenda, “un messaggio del turco Alessiabalo.”
“Chiiiiii?”
I gesti spocchiosi, proseguendo la lettura del dispaccio, alimentano speranze di combattimento e conquista.

Terre gialle rinsecchite come prosciutti di Bayonne senza vino.
Armature luccicano al sole. Lucide per caso, non per precisa volontà di pulizia.
L’esercito di Dutremont conta circa tremila uomini: principini, Siculi, Normanni, Svevi, Guelfi, figli dell’antica Roma, figli di nessuno, Franchi asserviti al papa, feudatari che lasciarono terre in rovina, banditi di ogni cittadinanza. Accozzaglia di gente riunita sotto unico vessillo, con una crocetta bianca su sfondo nero, e il simbolo universale di due lettere incrociate col serpente.
Il portavessillo barcolla, sotto il peso di un’asta che fecero in ferro.

Gerusalemme è distante pochi iugeri. La vallata si affaccia sull’orizzonte stesso azzurro e verdastro delle onde. La distesa di acqua sospira verso quelle tremila unità ansiose di rispettare le consegne, ammazzare e tuffarsi nel ristoro per dimenticare il sangue. Lavandosi.
A meno di otto pertiche invece c’è l’esercito nemico, in misura molto ridotta: poco vestiti, con armi ridicole, scuri in viso piccoli tozzi scalpitanti. Hanno alla loro testa un barbuto comandante.
L’ultima riunione di Dutremont coi marescialli fu la mattina. Qualcuno per timore di morire deviò nel cacatoio. Non era il vino rosso bevuto sul fagiano rosolato all’arancia.
Ora passa in rassegna le prime file, fiero della sua accozzaglia di uomini. Si vorrebbe chiedere il perché di tutto questo ma non deve. Dopo quattro anni di attese non deve dubitare. Se lo fa il capo figurarsi gli altri, si direbbe.
Fieramente sorride a tutti. Invoglia coraggio. Incute rispetto.
Poi improvvisamente zittisce.
Quiete prima della tempesta: si sa che in quei momenti più nulla è casuale, tutto ciò che si ode fa rumore.

Qualcosa si rompe con peti come certezza di morte.
Poi il nemico inizia un batter incessante di lance al suolo, come segno di sfida verso l’avversario. Altri peti e sterco molle che fuoriesce dai sederi, ma il puzzo si tollera.
Mostreranno grande decisione.
Alessiabalo scende da cavallo. Lo vedono tutti in fondo alla collina, che saluta le sue truppe in modo inatteso in un gergo che sembra latino. Silenzio che è rotto dalla spada che si solleva sopra il capo, e dalla bizzarria dell’urlo.
“Andiamo figli di Troia!”

Dutremont in un primo momento si stupisce di quelle parole perfette. I figli delle vecchia Troia che chiedono vendetta.
Legge fra le teste ben protette dei suoi commilitoni la fiducia, la forza, e l’impetuoso ardire di chi si vuole buttare in mischia, morendo. Gli elmi come in un unico scatto si chiudono decisi. E allora ricorda ancora quelle parole appena dette dal nemico.
L’ora si dice giunta. A redimere peccati.

Alzando la spada allora finalmente risponde, gracchiando in strana lingua:
“Ammuninni figl’e bottana!”
[/rp]

Autore: Torceumane
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